Il Trionfo
Frida Kahlo definiva il surrealismo come «la magica sorpresa di scoprire un leone nell’armadio, dove eri sicuro di trovare le camicie». Lo sguardo di Agata Bulla racconta un mondo dai forti contrasti cromatici, vibrante di energia vitale e acutamente simbolico, come quello della pittrice messicana, ma emotivamente meno cupo. La sua pittura è ardente e rigogliosa. Colori vividi, inondati di luce, si distendono sulla tela in pennellate energiche e intense, tanto che anche l’acqua del mare sembra possedere solidità. Oggetti reali, mistici e metafisici convivono nel suo immaginario, nutrito da un acuto sentimento religioso e da una profonda conoscenza della storia dell’arte. Nei dipinti di Agata Bulla infatti può capitare di imbattersi in elementi curiosi e originali come leoni, labirinti, simboli religiosi, coralli, ghirlande floreali e pasticcini, spesso accostati in sodalizi stranianti e irreali. Nella ricerca della pittrice siciliana, che si potrebbe forse definire eclettica, lavori dalla spiccata vocazione allegorica si mescolano a rappresentazioni di carattere più naturalistico, dove poesia e figurazione si fondono sul confine dell’astrattismo. Sono visioni paesaggistiche quasi ultraterrene, frammenti onirici, avvolti da atmosfere sospese. Ci troviamo in bilico tra sogno e realtà, persi in un Trionfo di onde verdi spumeggianti, costellate da una miriade di petali rosa. Palpita, sale, si gonfia, s’incurva, s’alluma, propende. […] la cima leggera s’arruffa come criniera... (Gabriele D’Annunzio, L’onda, 1902) Siamo avviluppati dal lirismo della natura, bellezza imperfetta come le colature e le incrostazioni del colore a olio che l’ha dipinta rendendola tangibile. È un trionfo di vitalità da cui tuttavia traspaiono echi lontani di decadentismo nei petali caduti a terra e già in disfacimento. Il delicato origami di una barchetta di carta spunta a stento tra i flutti vaporosi della vegetazione, candida icona di fragilità e leggerezza. Una presenza ricorrente nelle opere di Agata Bulla, figura esile ma estremamente evocativa, un ricordo d’infanzia forse, magari soltanto una piccola concessione dell’artista alla frivolezza oppure… la semplice promessa di un viaggio. Veronica Liotti







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