mario soldati
Potremmo dare un nome a ognuna di quelle rughe. Forse il titolo di un racconto, di un romanzo, di un film. C’è qualcosa in quello sguardo… un buio che cola dal cielo e si mischia con l’acqua verde del mare. Il mare di Tellaro…
Zoom su quell’occhio, grazie! Quello non velato dallo sbuffo di fumo. Vediamo…
Col pennello cerco nell’iride il regno delle ombre. I sogni oscuri come profondità oceaniche. Poi le setole solcano le increspature della pelle, oltrepassano le escrescenze della carne, contano gli anni.
L’immagine idealmente si dissolve. Non serve più. Se ci sono le parole. Le parole di un romanzo, ad esempio. Un romanzo di Mario Soldati, perché no.





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