Tre mostre personali alla Zamenhof: Boscolo, Fiore e Zolfo
Mostre, Milano, 17 March 2012
SIMONE BOSCOLO
Simone Boscolo
Vita morte e miracoli di Emanuele Gudester
Spazio Burri
A cura di Valentina Carrera
Gaetano Fiore
Invisibile tracciato
Sala Vedova
A cura di Virgilio Patarini
con la collaborazione di Elisa Fava
Alessia Zolfo
Carte contro
Sala Fontana
A cura di Virgilio Patarini
con la collaborazione di Martina Corbetta
Vita morte e miracoli di Emanuele Gudester
L’arte di Simone Boscolo si gioca tutta, ambiguamente, tra memoria e oblio, tra pittura e fotografia, tra gesto che lascia un segno e gesto che nega, che cancella, dissolve. Egli recupera vecchie foto in bianco e nero del secolo scorso, le rielabora, le ingrandisce, le stampa su forex, vi sovrappone scritte e poi le cancella, le graffia, produce abrasioni, lacerazioni della superficie, dell’immagine, del senso. Una teoria di corpi in dissolvenza: coppie, famiglie, singoli ritratti. Personaggi in posa, col vestito buono dei giorni di festa, immortalati per una grande occasione, tirati fuori dai cassetti dei nonni. O forse pescati nella cassa di un robiveccchi. La loro vita di uomini qualunque ambiguamente salvata dall’oblio, riscattata fuori tempo massimo e sbattuta in faccia ad un fruitore contemporaneo distratto per definizione e per definizione superficiale. Ma tutto è il contrario di quello che sembra. Le cancellature in realtà ci dicono delle cose. Le scritte invece non dicono, ma contraddicono. D’altronde queste opere non sono reperti documentaristici, ma opere d’arte: simulazione e dissimulazione.
Virgilio Patarini

GAETANO FIORE
Invisibile tracciato
Gaetano Fiore lascia tracce di vita con le sue creazioni, guida mediante esse la nostra visione e ricerca esistenziali e vuole afferrare la vita per sé e per noi. Jürgen Lenssen (L’Albero e il Quadrato - Gaetano Fiore - Opere 1998)
Le figure di Gaetano Fiore sono autentiche epifanie. Si manifestano allo sguardo del fruitore come presenze allusive, evocative, affiorando come macchie d’ombra o sagome di luce dalla superficie monocroma e vibrante di un quadro alla Mark Rothko. In quelle ampie campiture di colore intenso (blu, viola, rosso) la presenza di tali silhouettes assume immediatamente i caratteri di un elemento straniante e, soprattutto, non figurativo: il contesto è tale da influenzare nettamente non solo la percezione delle forme, ma anche e soprattutto la loro lettura, la loro possibile interpretazione. E poi c’è la faccenda del quadrato. [...] E la figura dipinta, l’albero o l’intreccio di alberi o altro, campeggia al centro della scena (quadrata) come un’apparizione metafisica, qualcosa di mentale, qualcosa di sinteticamente astratto. E la sequenza di quadri, di alberi metafisici inscritti in quadrati di puro colore, assume il valore di una ricerca concettuale sul rapporto tra il soggetto e il mondo circostante, tra un soggetto e un altro soggetto, e tra diversi soggetti. Gli alberi di Gaetano Fiore siamo noi. Attraverso quello che T.S. Eliot (e Montale con lui) avrebbe chiamato un “correlativo oggettivo” Gaetano Fiore ci racconta l’essenza dell’uomo, “sub specie aeternitatis”. Il suo rapporto col mondo circostante, con l’altro, con gli altri, le possibilità del convivere civile. L’albero è l’uomo. E il bosco è la società umana: l’intrecciarsi di relazioni, lo stare accanto, l’affondare le radici nella stessa terra, lo stagliarsi nello stesso cielo.
Virgilio Patarini

ALESSIA ZOLFO
Carte contro
Dice l’artista a proposito del titolo e della mostra: “ mi sembra un titolo originale, che esprime molti concetti del lavoro che faccio. Un titolo che non pretende di essere rassicurante, ma volutamente cacofonico; un titolo che mette in gioco la mia visione del mondo e ciò che io stessa credo di essere. La giustapposizione di materie diverse, tra cui la carta che uso sempre e comunque, spesso per evocare immagini che trascendono la figurazione, vuole "scontrarsi" con l'interpretazione del fruitore, che cerca di completare nel suo immaginario ciò che materialmente gli sfugge e che volutamente l'artista non offre alla visione... Lo scontro- incontro è anche tra l'oscuro segno nero netto o l'abrasione, con il più delicato disegno in chiaro o un passaggio sfumato tra i fiori di una carta da pacco. Non m'interessa molto il contenuto, per me è solo un pretesto, in quattromila anni di storia dell'arte non è mai cambiato questo "contenuto", cerco piuttosto le forme per evocare qualcosa che tutti già sanno cos'è ma nessuno sa come spiegarla. Infatti a parole è un pasticcio”.

Per info:
Galleria Zamenhof Via Zamenhof 11, Milano Web: www.galleriazamenhof.com Tel.: 02.83.66.08.23 Apertura: Mercoledì – Domenica, dalle 15.00 – 19.00 Lunedì e Martedì chiuso

Commenti 2

MAURIZIO FARINA
13 anni fa
IN BOCCA AL LUPO!!!!!
Associazione Roberta Smedili
13 anni fa
un grande in bocca al lupo

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