Invisibile tracciato
Gaetano Fiore lascia tracce di vita con le sue creazioni,
guida mediante esse la nostra visione e ricerca esistenziali
e vuole afferrare la vita per sé e per noi.
Jürgen Lenssen
(L’Albero e il Quadrato - Gaetano Fiore - Opere 1998)
Le figure di Gaetano Fiore sono autentiche epifanie. Si manifestano allo sguardo del fruitore come presenze allusive, evocative, affiorando come macchie d’ombra o sagome di luce dalla superficie monocroma e vibrante di un quadro alla Mark Rothko. In quelle ampie campiture di colore intenso (blu, viola, rosso) la presenza di tali silhouettes assume immediatamente i caratteri di un elemento straniante e, soprattutto, non figurativo: il contesto è tale da influenzare nettamente non solo la percezione delle forme, ma anche e soprattutto la loro lettura, la loro possibile interpretazione. E poi c’è la faccenda del quadrato. [...] E la figura dipinta, l’albero o l’intreccio di alberi o altro, campeggia al centro della scena (quadrata) come un’apparizione metafisica, qualcosa di mentale, qualcosa di sinteticamente astratto. E la sequenza di quadri, di alberi metafisici inscritti in quadrati di puro colore, assume il valore di una ricerca concettuale sul rapporto tra il soggetto e il mondo circostante, tra un soggetto e un altro soggetto, e tra diversi soggetti. Gli alberi di Gaetano Fiore siamo noi. Attraverso quello che T.S. Eliot (e Montale con lui) avrebbe chiamato un “correlativo oggettivo” Gaetano Fiore ci racconta l’essenza dell’uomo, “sub specie aeternitatis”. Il suo rapporto col mondo circostante, con l’altro, con gli altri, le possibilità del convivere civile. L’albero è l’uomo. E il bosco è la società umana: l’intrecciarsi di relazioni, lo stare accanto, l’affondare le radici nella stessa terra, lo stagliarsi nello stesso cielo.
Virgilio Patarini




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