Poplyptych
Mostre, Milano, 16 February 2012
Mostra personale di DutyGorn dal 16 febbraio al 1 Marzo 2012 presso Atelier Chagall Alzaia naviglio grande 4 Milano
A cura di Virgilio Patarini con la collaborazione di Francesca Franzon e Elisa Fava
Guido in arte DutyGorn classe '80 cresciuto nella street art è oramai un’artista apprezzato per le sue tele che ritraggono volti femminili. Un tratto preciso e pulito intriso di colori pop, dal sapore Newyorkese. Gli sguardi profondi rendono la tela, un'esperienza emozionale. "Poplyptych" è una personale dell'artista dove i volti femminili vengono tagliati e scomposti in composte tridimensionalita' sulla stessa tela, che si adatta al luogo dove essa è costretta a reggersi, i volti sono lesionati, sfaccettati, non è più la tela ad adattarsi al volto, ma il volto ad adattarsi ad essa. Uno studio ricercato dell'artista che segna la propria maturazione, nel caos dei contorni imposti dalla tela, ritrovando pace nelle citazioni dei suoi autori prediletti. DutyGorn strappa istinti e suggestioni direttamente dalla quotidianità della Milano benpensante, dalle sue grottesche ma accattivanti contraddizioni. Nel discorso più ampio dell'arte contemporanea, il suo fare sembra quasi seguire una sorta di rivisitazione diacronica dell'esperienza Pop. Formatosi come writer (1994 - 1995), l'artista ha acquisito dalla società i codici della comunicazione, ovvero imput di senso che prendono significato, si trasformano ed instaurano relazioni reciproche. Contaminazioni tra linguaggio e comportamento che vanno a fondare un'architettura visiva, dove la ridondante imagine del volto femminile con la parola e l’evocazione storica collettiva – ma intima ed introspettiva – si offrono simbiotiche allo sguardo, per giungere, alla creazione di veri e propri polittici di piani scomposti e compenetrantisi (2004 – 2011). L'artista ama definire queste ricerche 'studi' o 'progetti' di cui alcuni esempi sono i trittici, i grandi ritratti che coprono tutta la tela o, ancora, i volti scontornati, i cui particolari vogliono simbolizzare l'idea di purezza affiorando isolati in lineamenti appena accennati dove è il concetto del togliere a prevalere. Duty Gorn fa incontrare il pittorico con la parola, per invadere poi lo spazio della tela con rivisitazioni segniche odierne o sintesi simboliche di significato evocativo, come l'onnipresente frammento Dostoevskiano dell''R3', una sorta di funzione - simbolo, appunto, che sta a rappresentare le tre diverse personalità di Raskol'nìkov, protagonista in Delitto e castigo (1866). Ecco come, consequenzialmente, si sviluppa lo spessore di ricerca e la complessità della sovrapposizione visiva, corrisponde un intensificarsi dell'indagine intellettuale. Così prendono forma le citazioni, quelle più mediatiche e 'basse' tratte da film e personaggi celebri, che sono la faccia più nota della nostra realtà culturale, fino a quelle più significative della grande letteratura otto – novecentesca. La tela vive di piani narrativi anche quando non è scomposta in polittici e le compresenze semantiche che si condensano in stratificazioni di senso estetico. Calza bene l'insegnamento di Bachtin, che proprio dall'osservazione del romanzo di Dostoevskij ha ricavato la necessità pluri linguistica dell'uomo, che trapela dai suoi personaggi, mai integri ed univoci che però invocano un'interpretazione esterna per risultare vividi, reali, appunto polisemici. Come i protagonisti delle pagine di Dostoevskij, quelli delle tele di Duty Gorn vivono dell'intimità poliedrica dell'artista – autore: “volti che si spezzano per lasciar intravedere la loro anima profonda”. Ma, allo stesso tempo, parlano anche dalla parte dell'osservatore, necessitano del suo sguardo per essere costruiti, valutati, indagati tanto da ricomporre le fratture dei polittici.Se lo stile può incedere a volte nel luogo comune del linguaggio popular, quasi serigrafico ed asettico, in realtà ad essere messa in atto è una desublimazione - controfaccia della teoria Adorniana che vuole intendere queste rappresentazioni come fattori della cultura di massa portatrici di un declino sociale e storico - combattuta a suon di gesti eccentricamente lusinghieri ed armonici.
Duty Gorn si manifesta come polo opposto dell'avanguardia storica che ha invece lottato attraverso la capacità dissacratoria del brutto e si rivela portatore di un messaggio di rivisitazione positiva - più debitrice al Tatlin dei Controrilievi (1915), quegli incastri di piani aggettanti a volte persino posti in bilico tra gli angoli della sala espositiva, proprio come i polittici di DutyGorn - che è infine quello contemporaneo della 'cultura affermativa', finalmente consapevole dei propri miti ma anche delle proprie illusioni.
DutyGorn strappa istinti e suggestioni direttamente dalla quotidianità della Milano benpensante, dalle sue grottesche ma accattivanti contraddizioni. Nel discorso più ampio dell'arte contemporanea, il suo fare sembra quasi seguire una sorta di rivisitazione diacronica dell'esperienza Pop.

Commenti 1

Roberto Selmi
13 anni fa
Roberto Selmi Artista
Bisognerebbe dare una bella tirata d'orecchie al Grafico che ha realizzato il manifesto:
come si fa ad inaugurare il 16 marzo e terminare l'esposizione il primo marzo dello stesso anno?

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