Mostre, Parma, 04 August 2012
L’area sulla quale sorge il Castellazzo ha radici antiche ma rintracciabili nel tempo. Sembra che 12.000 anni fa su questo terreno scorresse il torrente Parma il quale, non imbrigliato, avrebbe spostato il suo alveo, in conseguenza di piene, dall’area collinare di Monticelli a questa zona e in seguito a quella dove scorre attualmente.
Tutto il Parmense fino all’arrivo dei coloni Romani nel 183 a.C. era zona da bonificare. Di questo periodo è rimasta traccia non solo della centuriazione romana, ma anche della presenza di una villa suburbana: sia l’estensione, sia l’entità dei reperti individuati in occasione dello scavo ci raccontano di una “domus” signorile di una certa rilevanza.
Nel medioevo questi territori dipendevano dal Castelletto, dove sorgeva una bastia di difesa per proteggere la città e le zone circonvicine nella parte meridionale.
Verso il 1500 si attua il passaggio dal Castello, con un ruolo prettamente militare e difensivo, alla proprietà padronale, cioè alla villa che ingentilisce i caratteri di fortilizio e assume quelli di residenza signorile.
Nel 1657 ebbe inizio la costruzione del Castellazzo e contestualmente dell’oratorio dedicato a S. Antonio da Padova, su terreni dei Conti Dall’Asta (che avevano nel frattempo acquisito la zona).
La costruzione del Castellazzo avvenne contemporaneamente a quella della importante villa del Borgasso - chiamato anche “il Convento” per il suo aspetto che ricorda un complesso monastico, ed entrambe le costruzioni rimasero legate fra loro fin quasi al novecento.
Nel 1800 Moreau de St. Méry (1750-1819), deputato della Martinica al Parlamento di Parigi, era stato inviato come amministratore a Parma, dove abitava le ville del Borgasso e Castellazzo. Predispose e iniziò la compilazione topografica degli stati di Parma, Piacenza e Guastalla, ma si soffermò in modo particolore sulla località di Marore. Da Domenico Arlupi fece fare tre rilievi delle proprietà dei Conti Dall’Asta e abbiamo così una descrizione analitica del territorio e della popolazione.
Dopo il passaggio, verso la metà dell'800, al marchese Luigi Remedi di Toffara, il Castellazzo fu oggetto di numerosi passaggi di proprietà: si trova anche, nel 1907, una destinazione d’uso di alcune parcelle di terreni al beneficio parrocchiale di S.Stefano, e per questa ragione forse la costruzione del Castellazzo e relativi possedimenti furono utilizzati come residenza di religiosi; di conseguenza si può confermare l’ipotesi di sede conventuale e giustificare il nome di “Convento” del Castellazzo.
Tutto il Parmense fino all’arrivo dei coloni Romani nel 183 a.C. era zona da bonificare. Di questo periodo è rimasta traccia non solo della centuriazione romana, ma anche della presenza di una villa suburbana: sia l’estensione, sia l’entità dei reperti individuati in occasione dello scavo ci raccontano di una “domus” signorile di una certa rilevanza.
Nel medioevo questi territori dipendevano dal Castelletto, dove sorgeva una bastia di difesa per proteggere la città e le zone circonvicine nella parte meridionale.
Verso il 1500 si attua il passaggio dal Castello, con un ruolo prettamente militare e difensivo, alla proprietà padronale, cioè alla villa che ingentilisce i caratteri di fortilizio e assume quelli di residenza signorile.
Nel 1657 ebbe inizio la costruzione del Castellazzo e contestualmente dell’oratorio dedicato a S. Antonio da Padova, su terreni dei Conti Dall’Asta (che avevano nel frattempo acquisito la zona).
La costruzione del Castellazzo avvenne contemporaneamente a quella della importante villa del Borgasso - chiamato anche “il Convento” per il suo aspetto che ricorda un complesso monastico, ed entrambe le costruzioni rimasero legate fra loro fin quasi al novecento.
Nel 1800 Moreau de St. Méry (1750-1819), deputato della Martinica al Parlamento di Parigi, era stato inviato come amministratore a Parma, dove abitava le ville del Borgasso e Castellazzo. Predispose e iniziò la compilazione topografica degli stati di Parma, Piacenza e Guastalla, ma si soffermò in modo particolore sulla località di Marore. Da Domenico Arlupi fece fare tre rilievi delle proprietà dei Conti Dall’Asta e abbiamo così una descrizione analitica del territorio e della popolazione.
Dopo il passaggio, verso la metà dell'800, al marchese Luigi Remedi di Toffara, il Castellazzo fu oggetto di numerosi passaggi di proprietà: si trova anche, nel 1907, una destinazione d’uso di alcune parcelle di terreni al beneficio parrocchiale di S.Stefano, e per questa ragione forse la costruzione del Castellazzo e relativi possedimenti furono utilizzati come residenza di religiosi; di conseguenza si può confermare l’ipotesi di sede conventuale e giustificare il nome di “Convento” del Castellazzo.
















Commenti 28
la mostra e...le vacanze
ripasso con più calma
quando avrò di nuovo l'adsl!!!! :)
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