ARCANGELO MOLES (Palo del Colle 25 dicembre 1954 - Potenza 18 luglio 2015)
22 July 2015
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Dalle opere di Arcangelo Moles traspare una personalità attenta: all'estetica contemporanea, alla ricerca creativa, all'esaltazione della bellezza e alla sperimentazione artistica. Aveva 60 anni. Fu allievo - negli anni '70 - di Franco Gentilini, all'Accademia di Belle Arti di Roma. Negli stessi anni, seguì un Corso di Calcografia, a Bologna: condotto da Mario Leone. In poco meno di quarantanni, Arcangelo Moles ha legato il suo nome a una serie innumerevole di attività artistiche, culturali e editoriali (tra cui "Perimetro" - negli anni '80 - e "Sineresi: il diritto di essere eretici" più di recente). Per la redazione RAI di Basilicata curò - con dettaglio artistico - il pannello scenografico che faceva da sfondo alle terze edizioni dei telegiornali della Ti.Gi.Erre, trasmessi dalla sede di Via della Pineta, a Potenza. Nel maggio del Duemila, gli fu conferita la cittadinanza onoraria dal Comune di Bernalda, insieme con l'artista tudertino, Bruno Ceccobelli: con il quale nacque, in quell'occasione, un'intensa amicizia, che è proseguita anche nel periodo della malattia, che nel giro di pochi mesi lo ha strappato, questa notte, agli affetti della famiglia e degli amici. Con la sua scomparsa viene meno, non solo un artista qualificato, ma anche un collaboratore esperto della Soprintendenza dei Beni Archeologici della Basilicata (per la quale ha curato diversi allestimenti scenografici/museali). E non solo. Tanti gli artisti, i critici e i curatori d'arte (impossibile citarli tutti) con i quali Arcangelo Moles ha lavorato, per anni, mano nella mano. Uno per tutti: don Vito Telesca che oltre ad essere vicario generale dell'Arcidiocesi di Potenza, Muro Lucano e Marsiconuovo ha curato - con l'amico Arcangelo - numerosi eventi d'arte, legati alla fruizione del sacro, del divino e del senso religioso (una qualità, quest'ultima, di cui Moles era assai ricco).
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© Rino Cardone
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Arcangelo Moles, pittore, scultore, fotografo, grafico e designer, artista dalla raffinata cultura, severo con la sua arte più di quanto lo era con il lavoro e le opere dei suoi colleghi, diceva di se: “mi interessano gli sconfinamenti linguistici, come pure le integrazioni, allo scopo di trovare l’unità nelle differenze. Nel progettare le mie opere inseguo vari momenti poetici, usando media diversi, fattori plastici che si dilatano e integrano, quali la fotografia, la grafica, oggetti dipinti, la verità e l’installazione". Un artista, dunque, a tutto tondo che operava per progetti, in maniera non casuale. Alla base del suo operare c'erano i segni, i simboli, gli archetipi della cultura e le denunce sociali: no alla guerra, no alla dissacrazione del sacro, sempre rincorrendo l'eternità e la bellezza. Il mondo dell'arte lo ricorderà per la sua partecipazione, nel 2011, al Padiglione Italia, della Regione Basilicata, della 54^ Biennale di Venezia, quella curata da Vittorio Sgarbi. E non solo. Nel 1987, la sua partecipazione, a Taranto, al Castello Aragonese, alla mostra "Mare nostrum" che rappresentò un primo, serio e organico, tentativo di fare una ricognizione dell'arte contemporanea - di quegli anni - in area meridionale: in Basilicata, in Puglia, in Calabria e in Sicilia. In futuro, si continuerà a dire molto di Arcangelo Moles, della sua arte e del suo modo di raffrontarsi con quel territorio, la Basilicata, nella quale scelse di continuare a operare, sino alla fine della sua esperienza terrena.
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https://www.youtube.com/watch?v=UIBmDMOks6Y
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© Rino Cardone
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Un uomo libero! Per me è stato un incontro fondamentale, fatto di ragionamenti in immediata sintonia, sulla società, la cultura, l'Arte ma anche su temi personali, l’amicizia, la famiglia, il gioco, la passione per le città e la voglia di "correre". Lo dicevo sempre a tanti trentenni: passo spesso del tempo a parlare con Arcangelo, "è più giovane di voi".
Non ho mai tempo, purtroppo, per i tempi lenti, ma tutte le volte che lo incontravo non volevo mai dover essere io a dire "ora devo andare". Ho imparato molto ascoltando i suoi racconti, i suoi giudizi intransigenti, discutendo delle sue brucianti intuizioni. Ha avuto attenzione per me e l'ho considerata uno dei grandi regali della sorte. Abbiamo condiviso la consapevolezza d’essere inquieti, convinti che non era poi così male esserlo, la volontà di capire la velocità incalzante delle cose umane e dell'arte. Il suo esempio di uomo libero mi è stato davanti, quando era dura dire di no, ma era giusto farlo. Mi dispiace di parlare di lui parlando anche di me, ma è per dire che Arcangelo apparteneva a quella ristrettissima schiera di uomini il cui carisma si trasformava in insegnamento, capace di incidere nella vita di chi li incontra.
Aveva tanto da insegnare, ma la sua sete di capire non si è mai fermata, lui non ha mai smesso di aggiornarsi, di voler capire il nuovo.
Era imbattibile nella comunicazione, nel trovare il titolo fulminante, nello scoprire i talenti. In molti non si sono resi conto che la nostra terra ospitava una personalità con un profilo assolutamente straordinario. Ha dato molto a questa terra ed alla sua cultura, naturalmente portata alla storia e meno all'avventura, necessaria, del conoscere l'arte di oggi. L'ho visto mentre diceva ai bambini che visitavano la Biennale di Venezia del 2009: questa roba potrà anche non piacervi, ma non potrete essere protagonisti di questo tempo senza conoscerla.
Il sentimento più forte che mi lega ad Arcangelo è la riconoscenza.
Mi spiego meglio: non parlo della gratitudine che si deve a un amico, ma della riconoscenza intellettuale che nasce verso qualcuno che ti ha aperto una finestra su un nuovo modo di pensare.
"Mi accorgo di avere rincorso nella mia vita molte cose, forse, senza raggiungerne nemmeno una. Ma la vita è così…L’idea del correre è già in sé un valore, sia in macchina che con la testa: l’inquietudine è un valore. Io ho avuto molte fortune nella vita".
Grazie di essere stato mio amico. RIP Arcangelo Moles
© Aldo Colella
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