“IN ATTESA DELL'ALBA
17 May 2015
“IN ATTESA DELL’ALBA”: Un’installazione di Giulio De Mitri: nel giardino, della Biblioteca, dell’Università di Siena.

Proviamo a immaginare di recarci in un prato, o di entrare in una grande serra tropicale e d’imbatterci in un migliaio di farfalle, che svolazzano, di bocciolo in bocciolo, di corolla in corolla, da un fiore all’altro, mostrando: la loro grazia, l’eleganza delle loro forme, la loro leggerezza e i colori affascinanti delle loro, variopinte, ali. Farfalle, dunque, libere di volare e di farsi ammirare nello splendore che la natura affida loro, per un arco di tempo molto breve compreso tra i quindici e i trenta giorni. Ma proviamo, nello stesso tempo, a immaginare d’imbatterci in migliaia di farfalle prodotte da mano d’artista, nella fattispecie da Giulio De Mitri: esponente affermato della “light art” che ha introdotto - questi suoi “manufatti creativi” - in un giardino - quello della biblioteca di area umanistica dell’Università di Siena - che si è già prestato, in passato, a performance artistiche di un certo rilievo e di un certo spessore culturale.
La sensazione che ne ricaveremo nel primo caso, recandoci in una distesa verde piena di farfalle afferisce, in maniera quasi esclusiva, alla sfera delle emozioni e dei sentimenti. Proveremo, cioè, una sensazione, perché no, di smarrimento per la quantità di farfalle che si presentano di fronte a noi, salvo poi a percepire, un istante dopo, una condizione di meraviglia e di stupore, a contatto diretto con la natura. Diverso, invece, il caso di un’opera d’arte (come per l’installazione di Giulio De Mitri) di fronte alla quale maturano impressioni diverse da queste, riconducili a quel concetto di “aura” che il filosofo tedesco, Walter Benjamin definì come un “singolare intreccio di spazio e tempo” e come una particolare sensazione collegata all’unicità e all’incanto della spiritualità. Si tratta di forti percezioni che si provano, per l’appunto, osservando quest’opera di Giulio De Mitri (a metà tra l’istallazione e la scultura) posta negli spazi messi a disposizione dall’Università di Siena, per volontà del professor Massimo Bignardi, docente di Storia dell’Arte contemporanea, che con questa iniziativa ha inteso verificare “in presa diretta” – sono sue parole testuali – “la tenuta di una metodologia didattica, che punta sull’esperienza del cantiere” attraverso “un’elaborazione a più mani che richiede il diretto confronto con l’artista. Un modo come sollecitare” – aggiunge il docente – “l’immaginazione e, al tempo stesso, di mettere in gioco le conoscenze acquisite durante il corso di Arte ambientale”.
L’installazione di Giulio De Mitri - che ha per titolo “In attesa dell’alba” – si pone sull’onda lunga di una ricerca artistica che recupera il senso della “contemplazione della bellezza”: spesso tradita - per la verità - dalle avanguardie artistiche del nostro tempo, per effetto di un “dissacrante” succedersi di opere che si allontanano dal “carattere estatico” dell’arte, giacché si è iniziato a produrle con “materiali degradati” adoperati “in funzione provocatoria” (come ben spiegò Walter Benjamin nel saggio intitolato “L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica”). Al contrario, Giulio De Mitri è molto attento alla qualità tecnica dei materiali che adopera. Lo è da sempre. Vuoi per una sua necessità estetica, vuoi per una sua scelta stilistica e vuoi, anche, per una sorta di sua deformazione professionale, senz’altro dettata dall’essere docente di “tecniche e tecnologie delle arti visive” all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.
In questa istallazione, elaborata per l’ateneo senese, Giulio De Mitri ha utilizzato del polipropilene e cioè un polimero termoplastico, già utilizzato, in passato - nella sua versione color rosa - dagli artisti Christo e Jeanne – Claude, per un’installazione, effettuata nelle isole disabitate di Biscayne, in Florida (nel 1983). Il polipropilene bianco utilizzato, in questo caso, da Giulio De Mitri si presenta: molto duttile, elastico e morbido al tatto. Lui l’ha lavorato con l’impiego del laser, per ottenere delle forme perfette che ha, poi, installato nello spazio che gli è stato assegnato dall’Università di Siena. Nel corso degli anni, Giulio De Mitri ci ha abituato nelle sue opere, oltre all’uso dei video, anche all’impiego di materiali innovativi come, ad esempio, le fibre ottiche, il plexiglass, i supporti di truciolato (rivestiti di materiale melamminico) e gli smalti metallizzati, arrivando persino a brevettare una sua tecnica particolare, la tecno-light-box: fatta di grandi teche tridimensionali (con l’ausilio aggiuntivo di stampe lambda su plexiglas) che rafforzano quella dimensione di mistero e di spiritualità, cui egli tanto tiene nel suo lavoro artistico.
In questa installazione dal titolo “In attesa dell’alba” (come nelle precedenti: “Sacralia”, “Esperidi”, “La luce come corpo”, etc.) ci sono degli apprezzabili e qualificati rimandi all’antropologia culturale: una disciplina scientifica che è ben nota a Giulio De Mitri, il quale è già stato docente, proprio di questa materia, in diverse Accademie e Università Italiane. Il pensiero antropologico che ci presenta quest’artista della “light art” (con naturali sconfinamenti, in quest’ultimo caso, nella “land art”) si mischia alla didattica e alla pedagogia dell’arte, laddove egli utilizza l’immagine della farfalla (come ha già fatto, in passato, con l’allegoria e con il simbolo della stella) per catalizzare l’attenzione sulla “trasformazione” e sulla “rinascita” dell’individuo: ovverosia verso tutto ciò che porta a raggiungere qualcosa di migliore, di magico e d’intangibile.
E cosa c’è di meglio dell’arte per attestare questi principi e queste idee? Giulio De Mitri lo sa bene. E con l’utilizzo dell’archetipo e dell’espressione figurata della farfalla (da lui già adottata, prima di quest’esperienza toscana) egli da’ completa e assoluta centralità all’essere umano (in una visione “neoumanistica universale”) proiettando la persona in una dimensione spirituale, quella dell’anima, all’eterna ricerca di una sua destinazione metafisica, metempirica e trascendente, pronta a consumarsi, però, nel “furore estetico” dell’arte e della bellezza tout court. Egli riesce a far questo estendendo, di fatto, il mondo dei simboli (appartenenti all’inconscio umano) e dei segni combacianti con la volta celeste e con la natura, con la percezione incondizionata dell’Essere Assoluto: che è compendio, in se stesso, di fascino, incanto, meraviglia, stupore e magnificenza, travasati dal Mondo dell’Invisibile, direttamente nel Creato e per ciò stesso nella percezione estetica dell’arte.
Si tratta - in definitiva - di una “dimensione immaginifico/creativa” (per molti versi illusoria, fantastica e immaginosa, ma con seguiti concreti nella realtà) che si alimenta, a sua volta, di una “dimensione onirico/luminosa”: usando, in questo caso, le parole di Martina Soricaro, alla quale il professor Massimo Bignardi ha affidato la curatela della rassegna senese d’installazioni contemporanee (denominata “il Giardino delle Muse”) insieme con altri due studenti del corso di laurea magistrale in Storia dell’Arte. E cioè: Martina, Franchi e Alice Ioffrida.
Con l’installazione “In attesa dell’alba” l’artista Giulio De Mitri conferma l’assoluto rilievo che occupano le sue installazioni, le sue opere, all’interno del panorama artistico contemporaneo, la cui valenza è stata, peraltro, testimoniata agli albori - negli anni ’80 - dallo storico dell’arte, Enrico Crispolti (pure presente a questo evento dell’Università di Siena) il quale inserì quest’artista tarantino nel fenomeno della “nuovissima generazione dell'arte italiana”.
Con questa installazione, Giulio De Mitri riprende concretamente un filone dell’arte classica, che ha ispirato generazioni di “culturali creativi” del passato. Come nel caso dell’Antico Egitto, in cui gli artisti ornavano le tombe dei faraoni con l’immagine della farfalla, a significare la condizione dell’anima, sospesa tra terra e cielo. Anche gli artisti dell’Antica Grecia abbellivano le tombe delle famiglie reali con dipinti raffiguranti le farfalle: simbolo, nel caso loro, del “respiro dell’anima” e della trasformazione che subisce l’essere umano, quando passa dal mondo in cui egli vive a una “vita più piena”. Dal canto loro, gli artisti classici della Cina associavano, invece, la forma della farfalla: alla gioia e alla felicità coniugale. Questa installazione di Giulio De Mitri fa da sommatoria, se vogliamo, di questi “addendi semantici”: trasferendoli, con eleganza, nella modernità estetica dell’arte contemporanea.

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