Le sagome senza volto e gli oggetti del quotidiano che si stagliano sulle tele parlano di Castel Morrone, paese natale di Giovanni Tariello. Quest'anima rurale che Tariello racconta, riconoscendogli il suo essere nel mondo, diventa archetipica e mettendo in luce l'essenza stessa dell'uomo, gli conferisce una dignità etica, antropologica e culturale. A rendere ancor più vivide le tele ci sono i colori che Tariello stesso impasta come facevano i maestri nelle antiche botteghe. L'osservatore beve questi colori, diventa egli stesso colore e in quel mare di rossi, blu e spazi vuoti ritrova le tracce di una storia del mondo.
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