Mostre, Bologna, 10 June 2011
I Riflessi Del Mare
dal 10/06/2011 al 30/06/2011
Oggi e nel XXI secolo la pittura di paesaggio del mare appare come un genere fuori moda. Molti di noi sono cresciuti vedendo nelle pareti delle proprie case riproduzioni di paesaggi o di altre immagini elegiache della natura marina. La maggior parte dei dipinti in vendita nei grandi magazzini, che si tratti di originali o riproduzioni, raffigurano paesaggi incontaminati e suggestivi. Con questa collettiva vengono sminuiti i commenti precedenti, anzi cancellati, i 10 artisti presenti: Elio Agelli, Sabrina Bianco, Fabio Massimo Caruso, Barbara Ghisi, Pierluigi Magro, Tiziano Marchioni, Bettina Patermo, Ornella Pedrotti e Gilberto Piccinini dimostrano che l’arte del paesaggio marino ha una sua continuità e del tutto originale, che non vuole imitare il passato, ma vuole guardare verso il futuro, nonostante il passato in alcuni di loro ha fatto sicuramente scuola. I loro sguardi sono su un mondo tranquillo, pacifico altre volte irrequieto e turbolento, ma permaso dalla bellezza della creazione divina, che ad un occhio poco attento possa risultare kitch, consuetudinario. Invece dimostrano una ricerca nel paesaggio, una veduta, uno scorcio, un rifugio, questi artisti, inconsapevolmente, sono alla ricerca di punti elevati dai quali scrutare il mare per avvistare angoli o scene in cui nascondersi. L’artista è, quindi, colui che predispone l’evento, ma è l’osservatore che lo deve mettere in atto. Il pittore, fotografo, incisore, rappresenta il sentimento elevato che prova nell’istante in cui crea il paesaggio. L’occhio vaga sulla marina, lo sguardo è completamente rilassato, non si fissa mai troppo a lungo su un unico punto; i margini del campo visivo sono presenti tanto quanto il suo filtro. Pare un istante, il sé coincide con quanto viene assimilato.
Comprendere il paesaggio non significa solo osservarlo, ma anche sapere che esso può nutrire la nostra immaginazione e i nostri sogni, che può essere un luogo di rivelazione. Un mare in tempesta, un viandante perso in riva al mare, i pescatori che scaricano le merci dalle imbarcazioni, le onde che irrompono sulla costa, la quiete di un mare di azzurro intenso, non sembrano rifarsi al nostro intelletto, ma fare appello al nostro entusiasmo emotivo, coinvolgendoci in affascinanti esplorazioni visive. Proprio la pittura di paesaggio risponde a uno sviluppo storico della percezione sensoriale e della sensibilità. Il paesaggio marino non turba in alcun modo i nostri processi mentali, anzi favorisce la riflessione. Il paesaggio artistico non mira a rispecchiare, in maniera più o meno mimetica il variegato e multicolore ambiente naturale. Proprio sul rapporto paesaggio marino e osservatore vorrei riportare le parole dell’artista Vija Celmins, la quale raffigura nei suoi pannelli gli abissi incommensurabili dello spazio e anche dell’oceano e dei mari coinvolgendo lo spettatore: “ le mie opere non esistono in un mondo a se stante. Sono create per gli osservatori… per prendere vita necessitano di una partecipazione, e con ciò intendo la partecipazione spaziale visiva”. La partecipazione dell’osservatore è fondamentale i pittori non creano uno spazio “reale” come fanno gli architetti: predispongono un’esperienza dello spazio che l’osservatore stesso deve mettere in atto.
Anche storicamente il paesaggio ha avuto le sue difficoltà. Durante il Rinascimento i giudizi ufficiali, riguardo al paesaggio erano poco lusinghieri. Leon Battista Alberti lo relegava ai piani bassi della gerarchia pittorica: “I paesaggi, le acque, i pesci e i porti, che rappresentano i traffici, rasserenano le persone, poiché sono vili ed estranei alla gravità della vita pubblica… Il lavoro, necessario alla sopravvivenza, può essere rappresentato solo con la risata divertita della comicità, della soavità o del grottesco”. Man mano che le arti figurative acquisivano la consapevolezza di poter competere con le scienze umane più nobili, i generi come il paesaggio, che sembravano esigere un minore sforzo intellettualistico, furono relegati a un rango inferiore. Quando i pittori olandesi, in contrato con il Rinascimento italiano, iniziarono a favorire le impressioni visive a scapito dei temi idealizzati e differenziarono sempre di più i temi di paesaggio come le marine, dai loro seggi accademici i pontefici dell’arte liquidarono queste immagini come prive di significato, dal momento che rallegravano solo l’occhio e non l’intelletto. Il giudizio ufficiale sul paesaggio e le marine è solo una faccia della medaglia, dall’altra parte l’immenso favore del pubblico di cui questo genere pittorico godette per secoli sconfessò i clichè accademici. Nel XVIII secolo il paesaggio è permeato di cambiamenti, si ha il desiderio sempre più ardente di coltivare sensazioni, sentimenti e atmosfere.
Il mare è un soggetto privilegiato da artisti di ieri e di oggi come i 10 protagonisti di questa collettiva: Elio Agelli, Sabrina Bianco, Fabio Massimo Caruso, Barbara Ghisi, Pierluigi Magro, Tiziano Marchioni, Bettina Patermo, Ornella Pedrotti, Gilberto Piccinini e Stefano Tosi, sia per le sue infinite e profonde suggestioni, sia per essere stato teatro di attività inscindibili del percorso dell’uomo: è stato scenario di conquista, di guerra, di commercio, di indagine scientifica.
In questa collettiva riscontro un amore incondizionato da parte di questi artisti di questa grande distesa d’acqua, ognuno con una propria espressione marina. Un gruppo di loro si approccia a una pittura serena tranquilla, dove il mare è calmo e piatto, ci portano a riflettere sulla vita, a contemplare l’opera che ci viene proposta. Il secondo gruppo rappresenta il mare agitato, in tempesta, con onde vorticose, che si increspano, travolgendo il nostro sguardo; o rappresentato da linee astratte che si travolgono che si scontrano l’una con l’altra. Percepiamo un senso di inquietudine, di labirinto da cui non è facile uscire.
Infine il terzo gruppo di opere nelle quali è inserito l’essere vivente: animale o persona, portandosi all’interno di un palcoscenico, siano degli osservatori esterni che assistono allo spettacolo. Ma ciò che conta è che tutte queste opere riescano a farci suscitare delle sensazioni.
dal 10/06/2011 al 30/06/2011
Oggi e nel XXI secolo la pittura di paesaggio del mare appare come un genere fuori moda. Molti di noi sono cresciuti vedendo nelle pareti delle proprie case riproduzioni di paesaggi o di altre immagini elegiache della natura marina. La maggior parte dei dipinti in vendita nei grandi magazzini, che si tratti di originali o riproduzioni, raffigurano paesaggi incontaminati e suggestivi. Con questa collettiva vengono sminuiti i commenti precedenti, anzi cancellati, i 10 artisti presenti: Elio Agelli, Sabrina Bianco, Fabio Massimo Caruso, Barbara Ghisi, Pierluigi Magro, Tiziano Marchioni, Bettina Patermo, Ornella Pedrotti e Gilberto Piccinini dimostrano che l’arte del paesaggio marino ha una sua continuità e del tutto originale, che non vuole imitare il passato, ma vuole guardare verso il futuro, nonostante il passato in alcuni di loro ha fatto sicuramente scuola. I loro sguardi sono su un mondo tranquillo, pacifico altre volte irrequieto e turbolento, ma permaso dalla bellezza della creazione divina, che ad un occhio poco attento possa risultare kitch, consuetudinario. Invece dimostrano una ricerca nel paesaggio, una veduta, uno scorcio, un rifugio, questi artisti, inconsapevolmente, sono alla ricerca di punti elevati dai quali scrutare il mare per avvistare angoli o scene in cui nascondersi. L’artista è, quindi, colui che predispone l’evento, ma è l’osservatore che lo deve mettere in atto. Il pittore, fotografo, incisore, rappresenta il sentimento elevato che prova nell’istante in cui crea il paesaggio. L’occhio vaga sulla marina, lo sguardo è completamente rilassato, non si fissa mai troppo a lungo su un unico punto; i margini del campo visivo sono presenti tanto quanto il suo filtro. Pare un istante, il sé coincide con quanto viene assimilato.
Comprendere il paesaggio non significa solo osservarlo, ma anche sapere che esso può nutrire la nostra immaginazione e i nostri sogni, che può essere un luogo di rivelazione. Un mare in tempesta, un viandante perso in riva al mare, i pescatori che scaricano le merci dalle imbarcazioni, le onde che irrompono sulla costa, la quiete di un mare di azzurro intenso, non sembrano rifarsi al nostro intelletto, ma fare appello al nostro entusiasmo emotivo, coinvolgendoci in affascinanti esplorazioni visive. Proprio la pittura di paesaggio risponde a uno sviluppo storico della percezione sensoriale e della sensibilità. Il paesaggio marino non turba in alcun modo i nostri processi mentali, anzi favorisce la riflessione. Il paesaggio artistico non mira a rispecchiare, in maniera più o meno mimetica il variegato e multicolore ambiente naturale. Proprio sul rapporto paesaggio marino e osservatore vorrei riportare le parole dell’artista Vija Celmins, la quale raffigura nei suoi pannelli gli abissi incommensurabili dello spazio e anche dell’oceano e dei mari coinvolgendo lo spettatore: “ le mie opere non esistono in un mondo a se stante. Sono create per gli osservatori… per prendere vita necessitano di una partecipazione, e con ciò intendo la partecipazione spaziale visiva”. La partecipazione dell’osservatore è fondamentale i pittori non creano uno spazio “reale” come fanno gli architetti: predispongono un’esperienza dello spazio che l’osservatore stesso deve mettere in atto.
Anche storicamente il paesaggio ha avuto le sue difficoltà. Durante il Rinascimento i giudizi ufficiali, riguardo al paesaggio erano poco lusinghieri. Leon Battista Alberti lo relegava ai piani bassi della gerarchia pittorica: “I paesaggi, le acque, i pesci e i porti, che rappresentano i traffici, rasserenano le persone, poiché sono vili ed estranei alla gravità della vita pubblica… Il lavoro, necessario alla sopravvivenza, può essere rappresentato solo con la risata divertita della comicità, della soavità o del grottesco”. Man mano che le arti figurative acquisivano la consapevolezza di poter competere con le scienze umane più nobili, i generi come il paesaggio, che sembravano esigere un minore sforzo intellettualistico, furono relegati a un rango inferiore. Quando i pittori olandesi, in contrato con il Rinascimento italiano, iniziarono a favorire le impressioni visive a scapito dei temi idealizzati e differenziarono sempre di più i temi di paesaggio come le marine, dai loro seggi accademici i pontefici dell’arte liquidarono queste immagini come prive di significato, dal momento che rallegravano solo l’occhio e non l’intelletto. Il giudizio ufficiale sul paesaggio e le marine è solo una faccia della medaglia, dall’altra parte l’immenso favore del pubblico di cui questo genere pittorico godette per secoli sconfessò i clichè accademici. Nel XVIII secolo il paesaggio è permeato di cambiamenti, si ha il desiderio sempre più ardente di coltivare sensazioni, sentimenti e atmosfere.
Il mare è un soggetto privilegiato da artisti di ieri e di oggi come i 10 protagonisti di questa collettiva: Elio Agelli, Sabrina Bianco, Fabio Massimo Caruso, Barbara Ghisi, Pierluigi Magro, Tiziano Marchioni, Bettina Patermo, Ornella Pedrotti, Gilberto Piccinini e Stefano Tosi, sia per le sue infinite e profonde suggestioni, sia per essere stato teatro di attività inscindibili del percorso dell’uomo: è stato scenario di conquista, di guerra, di commercio, di indagine scientifica.
In questa collettiva riscontro un amore incondizionato da parte di questi artisti di questa grande distesa d’acqua, ognuno con una propria espressione marina. Un gruppo di loro si approccia a una pittura serena tranquilla, dove il mare è calmo e piatto, ci portano a riflettere sulla vita, a contemplare l’opera che ci viene proposta. Il secondo gruppo rappresenta il mare agitato, in tempesta, con onde vorticose, che si increspano, travolgendo il nostro sguardo; o rappresentato da linee astratte che si travolgono che si scontrano l’una con l’altra. Percepiamo un senso di inquietudine, di labirinto da cui non è facile uscire.
Infine il terzo gruppo di opere nelle quali è inserito l’essere vivente: animale o persona, portandosi all’interno di un palcoscenico, siano degli osservatori esterni che assistono allo spettacolo. Ma ciò che conta è che tutte queste opere riescano a farci suscitare delle sensazioni.








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