ALZHEIMER

ALZHEIMER

“Alzheimer” nasce dalla voglia di raccontare una storia. La storia di una persona particolare, la storia di tutti coloro che, all’improvviso, vedono confondersi.
Confondere ricordi, emozioni, sensazioni…Confondere se stessi: l’Alzheimer è un mostro che vigila attento, alla soglia tra la follia e la lucidità.
Non c’è delicatezza, non c’è tregua: il mostro ha mani grandi e violente che strappano l’anima.
Il corpo non risponde più alle azioni, la mente vaga: le nervose e scure pennellate rappresentano l’impotenza dell’uomo dinnanzi alla confusione mentale che tutto risucchia.
Il nemico si insinua subdolo, donandoti per qualche istante l’illusione di essere ancora padrone di te stesso: l’orecchio sinistro del soggetto è l’emblema della momentanea lucidità e l'occhio sinistro appositamente rosso che simboleggia la rabbia e la tristezza nei confronti dell’impotenza umana.
Il doppio volto dell’Alzheimer, reso dall’ambivalente sguardo del soggetto, uccide l’uomo scisso tra razionalità e follia: se in brevi istanti si è ancora in grado di ascoltare, capire e captare, immediatamente dopo ci si ritrova schiacciati dall’oblio. Immersi nella consapevolezza di perdere, lentamente, la propria vita e la memoria di tutto quello che si è vissuto.
Un cielo buio e nessuna luce: l’oscura malattia priva di ogni affetto ma l’amore di coloro che restano accanto rappresenta la forma d’arte più efficace per combattere il Mostro e non abbandonare la speranza. Le rabbiose ma emozionate pennellate rendono omaggio a tutti coloro che custodiscono con forza la loro memoria e i loro affetti, vincendo il Nemico brutale: a mia nonna, a tutti coloro che resistono. Tra lucidità e follia, l’amore e l’arte trionfano comunque.
Vito

© Vito Difilippo / www.vitodifilippo.com

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