Fail

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Fotografia Digitale, Memoria, Tecnica mista, 70x100x3cm
L'estetica del fallimento di archiviazione della memoria nell'era tecnologica
Il conoscere è per Platone essenzialmente un ricordare. Senza memoria di fatto non esistiamo.
La memoria è ciò che ci aiuta a non escludere la nostra esperienza dal mondo. Dalla famiglia, dagli amici, dai luoghi, dalle parole, dalle emozioni e da tutto quell'insieme di acquisizioni che danno forma alla nostra biografia e definiscono l'impronta che ci rende unici e inconfondibili. Non a caso chi perde la memoria appare smarrito e talvolta estraneo.
Anche i ricordi infatti si corrodono nella loro iterazione e per questo fin dall'antichità le comunità si sono adoperate per tramandare, conservare, trascrivere, archiviare. Oralità, scrittura, incisioni, arti e architetture rappresentano distinte forme di memoria collettiva. La materializzazione della sfera individuale invece è una conquista più recente, che deve la sua endemica diffusione molto più all'invenzione della fotografia che all'alfabetizzazione che aveva reso possibile la trasmissione di memorie nella forma di lettere e diari.
Tutto questo ci porta, nei giorni nostri, a riflettere sul fatto che la tecnologia stia espropriando gradualmente la memoria dalle persone, visto che il presente può essere condiviso quasi istantaneamente su supporti esterni o virtuali, e non vi è più sforzo di ricordo. Ora è la macchina ad avere la memoria e a dover ricordare per noi. Certo tutto appare più accessibile ma per quanto ancora?
Non solo, la memoria non è più il luogo dei pensieri che parlano di noi, è un deposito all'aperto di immagini che mostra piuttosto l'idea che ci siamo fatti di noi attraverso gli altri. E così privata di un passato riconoscibile, sempre più smaterializzata e frammentata, la memoria cessa di essere la fonte da cui attingere la nostra verità, in una dimensione intima e segreta.
In questa serie di immagini trasfiguranti prodotte dal recupero di dischi rotti, da errori di scansione e da altre diavolerie della tecnica Stefano Parrini ci dimostra un nuovo paesaggio della memoria. Dove il linguaggio dei ricordi si fa balbuziente e incomprensibile. E i loro contorni sono confusi, sfuocati, frantumati, segmentati. Forse dispersi. Ormai perduti.
di Steve Bisson

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Commenti 1

Aldo palazzo
1 anno fa
Aldo palazzo Artista
ah,benedetti scanner digitali e loro inchiappi !

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