Vuoto Fertile

Vuoto Fertile

Claudia Rosin, Leda Vizzini e Bojana Lazarevic sono accomunate da una profonda amicizia e, soprattutto, dalla necessità di indagare e sperimentare i diversi linguaggi artistici verso la comprensione più profonda della realtà presente all’interno ogni essere umano.
Sono convinte che l’Arte debba parlare all’Uomo dell’Uomo, e che il suo primo scopo sia quello di salvare l’animo umano, di evocare nel fruitore dell’opera le verità insite nel proprio tempo, e anche di “educare”, di accrescere in ogni individuo il desiderio di scendere in profondità del proprio sé per comprendersi e conoscersi.
Decidono di unire le proprie energie in questo Collettivo Artistico finalizzato alla creazione di progetti pensati in “work in progress”, ossia mobili, flessibili, in crescita, esattamente come cresce e cambia l’Artista che crea e indaga in se stesso.
Il primo progetto nasce nel 2014 e risulta attualmente in crescita e trasformazione.
Il titolo, Vuoto Fertile, ne rappresenta al meglio l’intento.
Si tratta di un contenitore in cui le tre Artiste si confrontano e si ri-conoscono: partendo da uno “stimolo”, un incipit, attraverso diversi linguaggi artistici, danno voce alla loro anima osservandosi e mettendosi a nudo.

VUOTO FERTILE
Progetto per una esposizione itinerante finalizzata alla ricerca della Bellezza

Scopo
Sensibilizzare il fruitore verso la ricerca della bellezza in ogni cosa utilizzando un fermo immagine dato da una foto, da un dipinto o da una gesto che possa scavare in ognuno un vuoto fertile creativo.

Obiettivi
Attraverso una ricerca individuale delle singole artiste si è arrivati all’espressione della bellezza intesa come archetipo insito in ogni cosa.
L’ obiettivo è infatti cercare laddove si pensa che la bellezza non ci sia oppure dove non la si nota…
Con lo studio del corpo e della psiche viene svelata la bellezza, in qualunque espressione si manifesti: in un gesto, in un dettaglio, nei colori e nelle soluzioni che spontaneamente si possono dare di fronte a l’interrogativo “cos’è la bellezza”.

Soluzione

Ogni donna ritratta nelle foto era ignara della sua bellezza e ne è diventata consapevole attraverso la visione degli scatti elaborati dalla Rosin. Queste immagini sono frutto di un lavoro di ricerca atto ad aumentare la consapevolezza del proprio corpo e all’autostima.

Le tele della Vizzini rappresentano uno spazio infinito, non concluso, in cui sembra quasi di percepire la volontà di uscire dal bordo della tela. Le donne dipinte donano con la loro posa, fissata e indagata nel dettaglio, momenti intimi di raccoglimento che, fuse nel colore e nella materia, offrono l’opportunità di lasciare uscire, di far emergere lo spazio dell’anima, lo spazio interiore.

La coreografia ideata e sviluppata dalla Lazarevic è frutto di una ricerca interiore della leggerezza.
Qui l’artista oltre che approfondire lo studio del concetto di vuoto fertile ha messo onestamente a disposizione la sua intima elaborazione del “mostro interiore” in una sorta di muta che esplode nella consapevolezza della bellezza.

Thread
Il filo rosso di passione che unisce le diverse espressioni artistiche è la collocazione casuale di Haiku che sottolineano l’ovvia alterabilità dell’istante.
L’intenzione è quella di sottolineare l’aspetto effimero della Bellezza.
Come l’Haiku è l’espressione poetica più essenziale, così i linguaggi artistici adottati mostrano l’aspetto fugace della bellezza vissuto individualmente e con modalità diverse, ma unite dal medesimo fine.

Claudia Rosin
Amo la bellezza in ogni sua forma ed espressione.
Davanti all’opera cerco sempre di tirare fuori quel qualcosa di nascosto, di non detto, far trasparire l’inimmaginabile, svelare il mistero senza dichiaralo.
Con la pittura, la fotografia la performance mi piace poter suscitare delle domande, nella mente del fruitore, alle quali solo l’anima può rispondere. Nelle mie opere l’emozione si concretizza nella libertà più assoluta, ma non si svela pienamente.
Mi piace sperimentare varie forme espressive: la pittura, la fotografia, la performance e spesso cerco di fonderle insieme per portare il mio messaggio ad una forma più avvolgente e coinvolgente.
Uso i colori, i materiali, il corpo e le tecniche in modo spontaneo facendoli spesso interagire tra loro, cercando di esprimere la mia visione della realtà.
Così nascono opere che esprimono la mia intimità in un turbine di colori, forme e gesti che nascono spontaneamente e che si arricchiscono via via di quel fuoco inesauribile della ricerca.

Leda Vizzini
Da sempre sono affascinata dal visibile, da tutto ciò che per poter essere percepito passa attraverso il senso della vista.
Ho sempre sentito l’importanza di riuscire a vedere il “bello” in ogni cosa, in ogni esperienza: la bellezza, in ogni sua forma.
Ci sono momenti, attimi, in cui è possibile scorgere la Bellezza in una sottile emozione, in una foglia che cade, in una particolare ombra proiettata sulla parete, in un frammento di vita…
Questo è quello che da sempre suscita in me il più grande interesse: tutta la concentrazione di vita che può essere presente in un istante.
Penso che l’Arte, nelle sue varie forme, abbia il dovere di sussurrare, evocare, suggerire, ciò che altrimenti non può essere detto.
Utilizzo il linguaggio pittorico perché forse è quello con cui ho più “familiarità”.
Ma avendo lavorato in ambito teatrale, ho compreso che attraverso la manipolazione degli spazi, l’uso della luce, l’alternarsi di vuoto e pieno, ed infine, la presenza del corpo umano, con tutte le possibili forme che può assumere e che gli appartengono, si può giungere al medesimo fine: plasmare un’emozione, dare forma a quello che appartiene al mondo dell’Invisibile.
Aprire lo sguardo verso tutto quello che nella realtà visibile, non si vede ma esiste.
Nelle tele che produco amo dare voce alla mia parte più intima. A quest’aspetto più recondito del mio essere.
Su quella superficie utilizzo la materia ed il colore, il pieno e il vuoto, la forma e la “non-forma”, per dare voce a quello spazio interiore di cui il mio corpo è contenitore.
Per fare questo si rende necessario un dialogo con la memoria, una relazione con tutto ciò che mi dà sostanza.
Si rende necessario un percorso verso l’interno, in quella parte più profonda, in cui si sedimentano i residui di vita vissuta, di fragilità, di dolore.
Non cerco di capire oppure di dare un senso.
Cerco solo di lasciare lì e osservo e vedo che tutto quanto sta lì, in quello spazio, in quel Vuoto. Ed è lì che deve stare.
Ed è in quello spazio che si genera il mio tentativo di farne immagine.

Bojana Lazarevic
"L'essere danzò per il labirinto, attraverso il mondo delle sue immagini, danzò come un bimbo mostruoso, danzò come un mostruoso padre di se stesso, danzò come un dio mostruoso attraverso l'universo delle sue immagini"
Ho cercato di far danzare il buio che è dentro di me, alla ricerca del sorriso e della leggerezza e ho scoperto che la parte più bella e leggera di noi ha il sorriso del mostro.
E con la nostra parte oscura che ogni giorno dobbiamo confrontarci, dobbiamo lottare.
La mia danza profonda è un percorso nel buio è tessere una ragnatela di fili di luce fragili o tenaci unico senso nel labirinto della vita.


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