Esplorazioni macroscopiche

Esplorazioni macroscopiche

Vediamo attraverso la memoria piuttosto che gli occhi. La somma delle proprie esperienze, delle immagini mentali è sia un quadro di riferimento ma anche una vera e propria materia base delle nostre percezioni visive.

Ho utilizzato la macrofotografia come strumento di conoscenza di se, delle proprie percezioni visive, della propria memoria, del proprio inconscio.

Queste immagini non sono elaborazioni grafiche digitali: sono il frutto di una ricerca e una sperimentazione tra vari tipi di luce e materiali solidi, liquidi, organici. Dalle scene ho omesso ogni riferimento che permette di identificare sia gli oggetti inquadrati, sia della dimensione della scena stessa, ricercando un punto di incontro tra reale, surreale ed iper-reale.

La veridicità di queste immagini viene percepita istintivamente, per questo il minimo comune denominatore tra gli spettatori è la domanda "Cosa è questo?". Ogni immagine ha una sua impronta, il mio significato, ma lascia apertamente spaesato lo spettatore, mettendolo alla ricerca dei propri riferimenti, offrendogli una riflessione su questi.

Ho selezionato queste 10 tra quelle scattate tra il 2011 e il 2013 perché è stato un momento di passaggio importante: dal calore del fuoco del vulcano, al freddo dello spazio profondo, fino ad arrivare all'acqua, la vita, rappresentata dal pesce che ha dentro il mare.

Questo progetto prosegue da 5 anni, con centinaia di immagini realizzate, e migliaia di esperimenti riusciti o meno. Tutto è iniziato con una fotocamera analogica, un barattolo di yogurt dimenticato nel frigorifero, e la forte determinazione nel realizzare, in un mondo densamente popolato di fotografi, un idea originale ed innovativa.

Ma questa visione nasce molto prima, dalla miopia con cui sono nato. Fin da bambino l'orizzonte del mondo che potevo vedere chiaramente, senza l'ausilio di occhiali, non andava oltre pochi centimetri dal mio naso. Tutto il resto era nebuloso, indefinito. Con gli occhiali però, il mondo mi sembrava distante, come fosse dietro uno schermo. Solo entro quella distanza e senza filtri tutto mi sembrava vero, solido, e reale.

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