TwHitler

TwHitler

Pittura, Politico/Sociale, 200x200x15cm
Il fotografo statunitense Ansel Adams una volta disse: “Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se la devi spiegare non è venuta bene”. Certo, è un’affermazione che fa sorridere se, estendendola a una più ampia gamma di media, si considera l’evoluzione concettuale che i linguaggi visivi hanno avuto dalla seconda metà del ventesimo secolo, obbligando alla lettura semantica delle opere. Quando si osserva un lavoro d’arte contemporanea accade spesso di chiedersi “cosa significa?”, ma non di fronte a quelli di Iabo, poiché questo interrogativo, per l’artista partenopeo - come fu all’epoca per Adams - equivarrebbe a una sconfitta, a un insuccesso. Le sue regole sono: sintesi e immediatezza. Ed è quasi naturale per uno che ha cominciato ad esprimere la sua creatività in strada, come writer. La street art, infatti, rifugge dai giri di parole. Il modo in cui essa si amalgama al tessuto urbano, le impone fin dal principio il carattere dell’istantanea decifrabilità e, successivamente, con lo sviluppo di segni più complessi, l’identificabilità dello stile. I suoi destinatari non sono volontari avventori di musei e gallerie. Sono fruitori inconsapevoli, individui che percorrono quotidianamente e freneticamente la città e che non avrebbero tempo e forse neanche voglia di stazionare davanti ad un pezzo per capirne il significato. Dunque, emigrando dall’open air allo spazio chiuso, Iabo ha naturalmente portato con sé questa attitudine, facendone il cardine della sua riflessione. Affinché un’opera d’arte funzioni essa deve comunicare attraverso la “visione”, non mediante la “logica”. Seguire - osando un parallelo - tempi televisivi, piuttosto che cinematografici. E in effetti, il paragone non è poi così azzardato, dal momento che uno dei riferimenti più vicini alla ricerca di Iabo è proprio il mondo dell’advertising. L’idea di condensare in una manciata di secondi i punti di forza del prodotto è esattamente ciò che intende proporre Iabo nel suo processo creativo, votato ad accattivare lo spettatore. Un’inclinazione pop – certamente - che però attinge al lessico della società dei consumi al fine di destrutturarlo e riassemblarlo, per dare vita ad un universo ipotetico, riconoscibile ma non reale. La più recente produzione lo dimostra in pieno. Partendo da un’immagine fortemente iconica, il profilo di volti maschili e femminili – basti pensare al valore simbolico che, già in epoche antichissime, possedevano le effigi di re e imperatori sulle monete – Iabo costruisce un format, con illimitate variazioni sul tema. Lavorare sul “ciclo” è l’inevitabile premessa di progetti come Cartoni Animali e S/orridi, il cui intento è quello di creare un leit motiv che suoni esattamente come un “tormentone visivo”. (Mara De Falco)

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