Legàmi

Legàmi

Nel panorama sociale odierno siamo abituati a considerare la fotografia come un oggetto e uno strumento onnipresente nel nostro quotidiano.
La fotografia ci accompagna dalla nostra prima entrata in scena nella vita reale fino al momento in cui il sipario si chiude e trasporta la nostra identità in posti a volte anche solo immaginati, lasciando tracce indelebili della nostra esistenza.
Assistiamo oggi alla massima diffusione non solo della fotografia ma anche del mezzo fotografico, integrato praticamente ovunque quasi come se fosse una sorta di Grande Fratello che ci osserva ogni giorno, tutto il giorno.
A questa meravigliosa onnipresenza della fotografia, fatta di milioni di file digitali, stampe e pellicole, ne consegue una caducità apparente della sua specialità.
In un’epoca in cui anche le immagini più intime perdono il loro valore etico e sociale di fronte alla mercificazione e distribuzione di massa, è necessario ritrovare originalità e sperimentazione per continuare a vedere la fotografia non solo come immagine usa e getta, ma sotto un’ambizione più alta come quella della comunicazione o addirittura dell’arte.
Attirata da questa, spesso vana, speranza ho cercato nel mio piccolo di sperimentare il più possibile con la fotografia legandola ad altri interessi e altri strumenti di comunicazione e rappresentazione.
Ho voluto con questo progetto legare quanto amo di più della fotografia e cercare di creare qualcosa di nuovo, ma il cui valore non fosse dato esclusivamente dall’unicità e dalla spettacolarizzazione, ma piuttosto riuscisse a piegare questi due aspetti a un senso comunicativo universale.
Ho così preso spunto da tutto ciò che mi affascinava, intraprendendo un viaggio lungo un anno che si districava tra album di famiglia, sensorialità, arte multimediale e percezioni tattili, incombendo a volte nella psicologia, altre nella scienza e altre ancora nel design e nelle arti performative.
Questa ricerca approda così alla mia personale sperimentazione fotografica che si pone come obbiettivo quello di rappresentare il legame madre/figlia attraverso l’intreccio di stampe fotografiche.
Questa tecnica è a mio parere la più chiara e semplice rappresentazione di questo legame che presenta spesso rapporti controversi ma allo stesso tempo complementari.
Le fotografie si incontrano nell’intreccio nascondendo, mostrando e legandosi, quando più e quando meno, proprio così come accade nella vita reale e nelle relazioni personali.
In un intreccio le due figure si amalgamano completamente, in un altro, per quanto combacino perfettamente nella sovrapposizione dei lembi, rivelano invece un incomunicabilità tangibile. In un altro ancora le due foto intrecciate si rubano porzioni di sé diventando un soggetto totalmente nuovo e nuovamente estraneo alle due immagini di partenza.
Gli intrecci si presentano come immagini mutevoli, pronte ad essere toccate e inclinate, percepite ed integrate con nuove idee da chi li osserva.




il progetto include 5 intrecci incorniciati , composti ognuno da 2 foto tagliate e intrecciate tra loro.
Nella galleria sono presenti anche immagini di dettagli e retro delle immagini al fine di far comprendere meglio al composizione di ogni opera.

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Commenti 3

Waldemar Dabrowski
4 anni fa
Good...!
Claudia Cucca
4 anni fa
Claudia Cucca Artista
Grazie Vittorio!
Vittorio Pasotti
4 anni fa
...mi piace....moltissimo....!!!!

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