"Lacrime di terra"

"Lacrime di terra"

Lo vedeva dalla ampia spianata che aveva scelto il giorno prima con Rajid, il suo amico di avventure.Un tratto di pista desertica libero dagli enormi massi che di solito spadroneggiavano in quel lembo di terra senza vita . Chiuse ancora di più gli occhi schermandosi il volto con una mano, per godersi meglio il librarsi nel vento del suo aquilone, ormai quasi un puntino rosso nel limpido cielo afgano di un tardo mattino di giugno. L' aveva costruito con le sue mani. La tela della vela gli era stata donata da Jhon Jake, il massiccio caporale americano di stanza nel suo villaggio. Un armadio d'uomo con una faccia da Incredibile Hulk, ma dal cuore di Bambi . E da quando i suoi genitori erano stati uccisi per rappresaglia dagli uomini della montagna, il grosso caporale si era preso un po cura di lui, anche se , in fondo, in Samir, rimanevano sempre le tracce di un certo distacco ed una malcelata diffidenza nei confronti del soldato straniero .
Aveva undici anni. Pochissimi passati a giocare, molti a lavorare, come tanti dei suoi coetanei. Era l' unico figlio di un pastore , che, con il suo piccolo gregge di capre e di pecore cercava di sostenere la sua misera famiglia . La madre, originaria del sud, aiutava il marito tessendo modesti tappeti, che gli venivano commissionati (e mal pagati) dal padrone della casa dove abitavano.
Era il più piccolo dei suoi coetanei , ma decisamente piu' sveglio e scafato , quando si trattava di cogliere delle opportunità. Quando devi soddisfare le necessità primarie, il resto è tutto un di più. Per il suo amico, Rajid, era diverso. Era il figlio del suo padrone di casa, coccolato perennemente dalle quattro sorelle piu' grandi, e dalla madre, sempre perennemente alla ricerca di mariti (facoltosi) per le figlie.
Rajid...
Rajid, come al solito, era in ritardo.
Niente faceva arrabbiare di più Samir! Questa volta decise che sarebbe stata l'ultima ...Basta ritardi! E poi si sarebbe aggiustato da solo, con il suo aquilone. Il vento ora soffiava gagliardo , ma verso mezzogiorno sarebbe scemato e addio ai tanto attesi voli spettacolari ... E non doveva pensare che l'aquilone glielo aveva costruito lui stesso, dedicandoci un bel po di tempo. Ma era giunto il momento di sistemare la questione. Non aveva diritto di prendersi gioco di lui. Non era giusto!
Aveva solo da arrangiarsi.
Stava conducendo ed accompagnando la sua creatura nel cielo azzurro, quando , alle spalle, un grido, un saluto : Rajid. Finalmente!
Fu tentato di girarsi e salutare e sbracciarsi , ma all'ultimo, decise che l'amico, ora caduto in disgrazia ai suoi occhi, doveva capire quanto fosse arrabbiato e inferocito...ecco, si, non l'avrebbe considerato, e poi quando fosse stato al suo cospetto, l'avrebbe caricato di improperie e di insulti, ne aveva infatti imparati di nuovi e succulenti, tutti al Mercato del sabato .
Ma qualcos'altro attirò la sua attenzione. Un luccichio di specchio lassù, tra le rocce , in alto. Si voltò verso la pista e vide, in lontananza, proprio alle spalle di Rajid, qualcosa come un convoglio di mezzi. Sembrava un trenino. Erano gli americani. Era John Jake. Una grossa pietra si staccò lassù, dal dirupo, proprio di fronte a lui, e poi un altra. Un movimento veloce . Un vociare lontano. Un grido. Il convoglio raggiunse Rajid, che, ormai fermo al bordo della pista, guardava il primo mezzo, con la faccia all'in su, la cordicella con l'aquilone in mano, passargli di fianco. Samir vide un soldato sporgersi dal finestrino . Era John Jake. Stava lanciando un pacchetto a Rajid e salutando con la mano alzata. Altre grida dalla montagna fecero trasalire Samir, che , senza pensarci un attimo, si buttò a capofitto verso il suo amico , che vedendolo correre , si mise a salutare chiamandolo per nome. Samir gridava a squarciagola agitando le braccia, lasciando la cima dell'aquilone per avere meno impaccio nei movimenti. E fu solo allora che vide l' esplosione, sentendone il boato solo dopo un paio di secondi. L'onda d'urto lo colpì subito dopo , togliendoli l' aria dai polmoni, e scaraventandolo all'indietro. Polvere e detriti lo investirono come pioggia solida e bruciante. Gli orecchi gli fischiavano fino a fargli male e le gambe gli mancavano, ma cercò di tirarsi subito su. Nell'enorme cratere, un ammasso di mezzi contorti bruciavano. Tutto intorno, pezzi di ferro e ruote in fiamme , corpi devastati , sagome indistinte di carboni brucianti. Un fumo nero, acre e denso si levò al cielo, a tratti oscurando perfino il sole di mezzogiorno. Solo in alto, molto piu in alto, tra le nebbie scure dell'esplosione , uno squarcio di cielo cobalto con in mezzo , a librarsi nell'aria, un triangolo rosso .

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Commenti 4

ENZO PIROZZI
2 anni fa
ENZO PIROZZI Artista
Bello davvero
Gabriela Aleksandra Szuba
4 anni fa
Wow!
Lino Bianco
4 anni fa
Bellissima! Complimenti. Ciao,
Lino
Teresa Palombini
4 anni fa
Mi piace questo lavoro!

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