libro d' artista "Qualcosa da dire"

libro d' artista "Qualcosa da dire"

È un libro d’artista composto da foto, note e schizzi e documenti fatto da un gruppo di abitanti del quartiere 1 di Firenze .
Ho chiesto ai cittadini del quartiere cosa avrebbero desiderato che il quartiere, la comunità cittadina restituisse ad ognuno di loro o come cittadini cosa potevano fare per migliorare il proprio dialogo con la citta’ . Sono nati una serie di progetti che sottolineano la ricerca di un territorio nuovo di comunicazione legato però a criteri di memoria collettiva, di autentica comunità.
Il quartiere 1 rappresenta il salotto buono della città, sito all’ interno delle mura viene visitato da milioni di turisti durante tutto l’ anno. Ciò ha profondamente cambiato il volto di questo antico resede. La comunità stanziale si è notevolmente ridotta negli ultimi 20 anni a causa dell’ aumento dei costi degli affitti e di difficoltà nel raggiungimento delle zone site in aree a traffico limitato o pedonabili.
Nei progetti si legge l’ urgenza di un richiamo ad antichi valori collettivi che unificano ciò che per anni è stato diviso e lo rendono utile ai tempi nuovi. Il legame tra arte pubblica e privata scaturisce dal progetto di giuliana di aprire al pubblico una serie di giardini e spazi interni privati e offrire ospitalità, o aprirsi a gesti di ospitalità. Una rappresentazione più onirica e fiabesca nel progetto fotografico di Renzo che assegna valori simbolici alla città e ai suoi spazi. Ricondurre la bellezza laddove esiste ma par perduta è il progetto di Guia che con un azione performativa confezionerà tutti i cassonetti dell’ area. Una traccia sonora in cui viene descritta un spazio temporale di 24 ore con i rumori che ci sono e quelli mancanti della città è la proposta di Marzio e Claudia che vogliono giocare sulla casualità dell' incontro sonoro. Cristina intende creare un azione spontanea con la collaborazione dei passanti all' interno di un condominio e produrre un video girato all' altezza del suolo calpestabile e sopra di esso ad invertire la visione classica della città d' arte. Nadia ci richiama sul valore della partecipazione e su un caso di relazione istituzionale che è molto presente nel quartiere:il caso di Sant'Orsola, un nodo politico e burocratico che nessuna amministrazione ha ancora saputo sciogliere. Io narro la memoria di Sant'Orsola attraverso il racconto di Anna che ci ha vissuto fino all' età di 12 anni e tento la ricostruzione della mappa familiare di quel luogo attraverso documenti e studi d' archivio.
Il libro rappresenta uno strumento mobile di analisi dello spazio e della comunità. Serve a stimolare il confronto e a dar voce a storie e narrazioni, serve a denunciare ma anche a nutrirci di nuovi significati. Ciò che è in esso contenuto rappresenta solo il primo passo del processo che intendo portare avanti. Altri progetti si sono già uniti a quelli in esso contenuti a dimostrazione dell' interesse delle persone per il proprio spazio urbano e la ricerca di significati antropologici nuovi all' interno della comunità.
Il progetto partendo dal basso, dal valore espresso dai cittadini tenta una ricostruzione della città secondo queste modalità “naturali” e culturali che nascono da bisogni reali e rappresenta un rinnovamento di un tessuto sociale altrimenti vecchio e usurato. In questa veridicità sta, a mio avviso, la forza e l' unicità del contenuto dell' operazione.
presentazione:http://vimeo.com/85020379

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