Venere

Venere

Venere è un’antichissima divinità latina, identificata nella dea greca Afrodite. Ella rappresenta la dea dell’amore, della bellezza, della fertilità e della vegetazione. Ci sono diverse ipotesi sulle origini della dea. Secondo una tradizione che risale ad Omero nasce dall’unione tra Giove e Dione. Esiodo invece racconta che la dea è figlia d’Urano, i cui organi sessuali, tagliati da Crono, caddero in mare e generarono la dea, la “Donna nata dalle Onde” oppure “nata dallo sperma del dio”. Appena uscita dal mare, Venere è condotta dagli Zefiri prima a Citera, poi fino alla costa di Cipro, luoghi che divengono i principali centri di culto della divinità. Il sorriso benevolo e fecondatore dell’Universo di Venere è ritratto nei versi del Foscolo, il quale raffigura il mito della bellezza serenatrice, eterna e incorruttibile, che per i mortali si pone come alternativa all’angoscia e alla brutalità del vivere, in un’aspirazione ad uno stato superiore di equilibrio ed armonia. Prima dell’apparizione della dea, gli uomini vivevano allo stato ferino, sempre in lotta tra di loro, finché ella mossa a pietà emerse dalle acque del mare Jonio, recando con sé le Grazie, apportatrici della civiltà. La dea è spesso raffigurata con i suoi attributi tipici che sono la colomba e la rosa. L’immagine di Venere contrapposta a Marte , il dio della guerra, rappresentato dall’elmo a terra, allude al potere dell’amore che vince sulla violenza e sulla guerra. Il tema della guerra ha da sempre diviso pensatori e filosofi. Vi è chi, come Eraclito, Platone e Cicerone, la considera elemento necessario per il mantenimento della pace, arrivando addirittura con Hegel ad attribuirgli un alto valore morale. Infatti, secondo quest’ultimo, “come il movimento dei venti preserva il mare dalla putredine, nella quale sarebbe ridotto da una quiete durevole”, così la guerra preserva i popoli dalla fossilizzazione, promuovendo il cambiamento e lo sviluppo progressivo della storia. Altri, come Leonardo da Vinci, definiscono la guerra come una “pazzia bestialissima”. Ad esempio, Erasmo da Rotterdam si interroga su che cosa mai spinga gli uomini , se non un’insana follia, ad adoperarsi con tante spese e sforzi alla reciproca rovina generale della guerra. “Neppure tutte le bestie combattono tanto, ma solo le belve, le bestie cattive”. In realtà, la condizione di guerra può essere effettivamente compresa soltanto da coloro che tale situazione hanno vissuto. La presenza delle foglie autunnali sullo sfondo del quadro non è casuale, essa costituisce un richiamo esplicito alla poesia Soldati di Giuseppe Ungaretti:
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie
Ungaretti compone questa lirica nel 1918, mentre si trova soldato in trincea nel bosco di Courton (Francia). L’esperienza diretta che il poeta sperimenta della guerra, durante il primo conflitto mondiale, lo porta ad esprimere il dramma e la precarietà del momento storico e della condizione umana. Tutti i soldati, di qualsiasi guerra e di qualsiasi epoca, sono accomunati da una stessa condizione. La lirica esprime l’incertezza e la precarietà della vita dei soldati al fronte, che possono morire da un momento all’altro, come le foglie, in autunno, possono staccarsi improvvisamente dai rami.

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Commenti 3

Valentina Moro
5 anni fa
Valentina Moro Artista
bei colori , inno alla bellezza
catherine burg
5 anni fa
Bonne chance !
Gianpaolo Marchesi
5 anni fa
Bellissima!

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