Adam "L'uomo fatto di terra"

Adam "L'uomo fatto di terra"

Benedetto Ferraro, classe 1983, propone ADAM- L’uomo fatto di terra. La terra di cui parliamo è l’argilla. Questa è un’opera particolare dove confluiscono più elementi incisivi che la rendono speciale: l’ambiente, l’esperienza del vissuto e una ricerca irrequieta della verità artistica; elementi vitali senza i quali l’opera, e soprattutto l’esperienza stessa dell’opera, non avrebbero avuto lo stesso significato.
Dietro l’opera c’è l’uomo e con l’uomo le sue esperienze, la sua realtà. Questa prova d’artista è prima di tutto un’esperienza vissuta, sulla propria pelle, di sensazioni nuove eppure avvertite come presenze irrinunciabili perché dentro l’opera c’è l’uomo. E l’uomo scopre di essere fatto di terra.
Finora la materia, l’argilla, è stata pensata come possibilità, come fonte per creare dalle mani dell’uomo oggetti artistici e funzionali, ma l’uomo, con questa prova, indica e scopre di avere un rapporto con la materia diverso da quello finora impiegato a scopi artistici-utilitaristici. In questa prova l’artista stesso diviene opera prima e non crea se non da se stesso. Questa è la forza principale, il motore dell’opera stessa. Qui non c’è creazione, ma nascita. Vi è una sorta di eliminazione dell’atto artistico di per sé. La materia argillosa, dapprima alleata plasmabile che dà forma a idee e a concetti, diviene co-protagonista in quest’opera che cancella qualsiasi subordine e volontà artistica. Si nasce dalla terra, l’uomo è la terra e se ne riappropria attraverso un atto artistico che coinvolge tutto il sentire proprio dell’essere umano, il suo denudarsi, ovvero spogliarsi di tutti gli orpelli superflui in modo che possa immergersi nel principio primo creativo. Nella terra di Calanchi nei pressi di Pisticci (Matera) questo diviene possibile; in un territorio surreale e suggestivo, dove può crearsi la simbiosi fra dune ondeggianti e frastagliate, l’opera non ha bisogno di essere modellata, né servono mani per formarla, ma consapevole di essere unione senza contaminazioni, l’artista diviene scultura viva di se stesso, fulcro vigile tra materia ed essere. Qui si ha una riscoperta e un riappropriarsi di una realtà sottaciuta e trattenuta da tempo che lega l’essere umano a primordiali sensazioni sepolte nell’inconscio. Intesa come comunione e legame uomo-terra questa prova va ben aldilà del mero esperimento. Qui c’è un sentire legato al vissuto, fondamentale per riscoprirsi. Questo sentire emerge e invade la realtà cosciente, imponendosi come esigenza e necessità. Un germoglio di idea che ha dovuto attendere circa un anno di paziente cura, traendo linfa vitale dalle esperienze di vita del giovane artista, per affermarsi. La svolta della ricerca arriva improvvisamente, eppure attesa da tempo, si aspettava solo il momento giusto e il luogo adatto. L’idea è quella di provare su se stesso la materia di cui l’artista ha ormai padronanza, senza aspettarsi, almeno coscientemente, da questo atto, null’altro se non ciò che sente, ciò che deve accadere. ADAM è nato così, in un territorio quasi surreale, la Genesi è stata evidente. L’uomo è fatto di terra, ma diviene carne ed esiste solo in virtù dell’intervento divino che lo anima attraverso la profusione del suo spirito sotto forma di alito. E’ questo soffio vivificante che dona all’ADAM delle qualità che lo innalzano sulla materia stessa. La terra di cui è fatto comincia a vibrare di emozioni e la sua intelligenza diviene creativa. Solo così si riconosce come essere spirituale e immortale. Non è solo una creatura, è la creatura. Proprio da questo bisogna partire: coperto di terra argillosa l’artista si sente più vero, percepisce emozioni più vere. Avvertendo al contempo senso di isolamento si sente protetto, ma non soffocato dalla materia che ora è dappertutto, poiché è Egli stesso Materia e lo è sempre stato. La sente, la avverte su di sé ora più che mai perché finalmente è viva, pulsa insieme a lui. Come se l’inconscio stesso avesse visto la luce, come se vi fosse stato un risveglio di pietra. Il rapporto con la materia è viscerale e totale, senza filtri. C’è una fusione che è al tempo stesso riappropriazione tra la materia e l’essere. Con un cuore d’argilla la scultura-uomo avverte emozioni. Il discorso emotivo è importante e si arricchisce di particolari. L’ambiente è magico e la scelta di Calanchi come immersione totale intesa come abbandono verso la terra non è casuale. E’ il luogo dove l’argilla nasce e diviene altro da sé. Ecco che solo qui poteva restare quello che è ed è qui che diviene uomo, dove l’artista può liberamente sperimentarsi. E’ un’emozione incredibile ciò che l’uomo, prima di diventare L’uomo fatto di terra, vive sulla propria pelle. Prima di diventare ADAM l’uomo si modella intorno all’argilla per sbocciare a nuova vita. Non è più quello di prima e sarà diverso dopo. Ci si comincia ad immergere, il fango argilloso plasma e si deposita, diviene tutt’uno con la pelle e qualcosa muta. Quando la materia si deposita qualcosa di non indispensabile lascia il corpo, anziché appesantirsi, il corpo si alleggerisce, prende contatto con se stesso, si sente come parte dell’ambiente, formato e creato dall’ambiente stesso. Anziché sporcarsi, si pulisce.
Quando infine tutto il corpo è diventato argilla si avverte purezza d’animo, poi senso di caldo, poi freddo e ancora secchezza. La terra, di cui l’uomo riscopre di essere fatto, vive e pulsa emozioni, e rende stanco l’artista che sembra privato di forza ed energie, come se la materia gliele avesse sottratte. Il lavoro di immersione è stato profondo. L’artista è sceso dentro le sue pulsioni, dentro le pulsioni dell’uomo originario, ha sentito l’uomo finalmente dietro ogni orpello e accessorio moderno, tecnologico, inutile e insistente. Non serve altro se non la terra, e di questa non pretendere di averne un dominio, ma al contrario lasciare che essa sorga e viva insieme senza pensare di prevaricarla.
Questa prova d’artista simboleggia e conferma che l’uomo stesso può essere opera di se stesso e che l’uomo, abituato a dominare la terra e la natura, riscopre che ha un’anima di terra alla quale rimane sempre legato, nonostante voli tecnologici allontanino l’essere umano dalla sua vera realtà fisica. La Genesi, l’ADAM non è un semplice tornare alle origini dell’uomo, o per lo meno non è solo questo, ma è ben oltre: è riscoprire come elemento essenziale la terra, entità pulsante nel nostro inconscio così largamente distaccato da noi e così profondamente sottaciuto. Ma esso vive ed emerge rendendoci sempre più veri e autentici.

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Commenti 3

Benedetto Ferraro
5 anni fa
Grazie mille a tutti.
L'opera È ideata da me .fotografia di Raffaele Tirone .Recensione Francesco
DiGiorno
Lino Bianco
5 anni fa
Complimenti, sei profondo e bravissimo. Ciao,
Lino
Fabiana Collotto
5 anni fa
L'opera è l'immagine o la parola? Bellissimi pensieri....

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