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Mondo creato la parola poetica diviene, infatti, eterna, liturgica, assolu-ta, fuori dal tempo, nel tentativo di approdare ad un Universale immanente al Tem-po e alla varietà, e che però quella varietà sussuma ancora una volta in sé, attraversoil miracolo della creazione. Ecco, quindi, la scelta dell’endecasillabo sciolto comeunico verso «capace di avvicinarsi al timbro dei grandi poeti didascalici: un versosempre uguale a se stesso, pacato, riflessivo, di un colore unico, di un’armoniositàcostante»;53 proprio nel mentre, però, come rileva Getto citando Ungarettila parola acquista un valore dinamico, nel senso che essa, da un lato, sembra lanciata aperseguire in una perpetua rassegna le infinite realtà del mondo e sembra anzi comespinta ad addentrarsi nelle più occulte pieghe delle cose, ed ad aggirarsi intorno adesse per coglierne elementi ed aspetti ignorati.54Che era stata, da sempre, una delle cifre della poesia tassiana, ma che solo orariesce a dar voce poeticamente, e non solo teoreticamente, all’uniforme cristiano.Se, dunque, l’iniziale invocazione al Padre del Mondo creatopotrebbe suggerire uncontinuum poetico con quella finale del Rinaldo55, ci mostra invece tutta la diversi-tà ontologica e stilistica intervenuta nell’arco di una vita:Padre del Cielo, e tu del Padre eternoEterno figlio, e non creata prolede l’immutabilmente unico parto:divina imago
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