"SCIROCCO: OPERE DI VITTORIO VERTONE" (Pinacoteca Provinciale, Via Lazio, 8, Potenza - 25 giugno/ 11 luglio 2015)
Mostre, Potenza, 25 giugno 2015
Mostra di pittura di Vittorio Vertone che include ventuno opere ispirate dal libro di Aniello Ertico “Scirocco. Segni di folate e altri segreti” edito da Telemaco Edizioni, con prefazione di Renato Maffione, prologo di Rosella Corda, fotografia, riprese e montaggio di Roberto Lacava.
Le opere in mostra traducono in pittura i versi del libro e si accompagnano ad un cortometraggio che illustra il viaggio iniziatico della Regina di Saba che attraversa la Basilicata dagli aridi paesaggi dei calanchi fino al castello di Monteserico,per incontrare il saggio Salomone. Il percorso si connota come un cammino di crisi e di mutamento accompagnato dalle calde folate del vento di Scirocco.
Vernissage 25 giugno 2015 alle ore 18.00.
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“SCIROCCO”: le stagioni della materia e del colore di Vittorio Vertone.
“La prima qualità dell’Arte è l’illusione”. Lo diceva Gustave Flaubert e Vittorio Vertone conferma l’attendibilità di questo “principio estetico” realizzando, nei suoi più recenti quadri, delle forme e delle figure incentrate su “scelte cromatiche” basate sull’uso del bianco e di colori - il verde, l’azzurro e il rosso - che costituiscono delle “preferenze espressive” e di stile, imperniate sull’aura “tavolozza cromatica” dei quattro elementi aristotelici: la terra, l’aria, il fuoco e l’acqua. Si tratta di colori intensi, energici e vigorosi, che esprimono stati d’animo e passioni. E cioè, sentimenti molto forti e decisi, che “percorrono” il tempo e lo spazio attraverso l’utilizzo creativo di canape, sterpi, terre, colle, pietre, pigmenti colorati e gessi. Siamo in presenza di materiali che danno corpo e sostanza al valore simbolico - primitivo e ancestrale - della forma.
Tutto questo per dare la possibilità a Vittorio Vertone di ottenere, sulla tela, delle sagome e delle “tracce ornate” mai disgiunte dagli archetipi della vita portatrici, a loro volta, di verità nascoste, di energie cosmiche e di potenzialità creative. Vittorio Vertone interpreta, in questa sua mostra - intitolata “Scirocco” - l’adolescenza sulfurea della regina di Saba, poi divenuta donna e sovrana: seducente e passionale, impulsiva e audace. Una figura femminile che richiama il “demone mesopotamico” di Lilith, inteso quale “impulso primordiale” associato, non solo, alla figura (contenuta in Genesi biblica) del serpente, ma anche alla tempesta e al vento caldo di mezzogiorno: quello che nella sua scia turbinosa, quando attraversa il deserto, alza sabbia, rami, stecchi e reperti fossili. Elementi, tutti questi, che Vittorio Vertone utilizza nelle sue opere, come in un eterno viaggio e in una continua “dimensione nomade” e “transeunte”.
Inoltre, la Lilith, la donna che Vittorio Vertone ritrae nei suoi dipinti, appare come libera e indipendente, sfrontata e audace, in nessun caso soggetta all’uomo. Una donna che si è accostata, con coraggio, al Sitra Ahra, all’Albero della Morte, per riconnettersi, poi, con analogo “eroismo esistenziale” con l’Ain Soph, con l’Albero della Vita, quello che nella storia dell’umanità indusse, successivamente, in errore Adamo ed Eva. A guardare le opere contenute in “Scirocco” si fa largo la convinzione, in noi, che molta parte della simbologia biblica sottende quest’ultima produzione pittorica di Vittorio Vertone: un artista che giunto alla sesta stagione del suo impegno creativo (dopo aver affrontato i temi della natura e del paesaggio, della figura umana, della dimensione chiaroscurale del disegno, della rapidità del tratto pittorico e dei trasudamenti del colore sulla tela) ha scelto - con raggiunta maturità espressiva e artistica - la via di una “dimensione estetica” che è da ricondurre all’alchimia dei materiali, da lui impiegati sulla tela per creare: delle “seduzioni archetipe”, delle “attrazioni simboliche” e dei “magnetismi estetici”. Tutto questo facendo, sempre, ricorso a “contaminazioni creative” in cui si mischiano materiali e colori.
L’uso che in questo momento fa, Vittorio Vertone, della sua pittura, è quello di attribuire al colore, alla “luce riflessa di un corpo, su un altro corpo” (ovverosia alla “materia cromatica” cosparsa sulla tela, in alcuni casi con l’ausilio della chimica) una sorta di “finzione mimetica” che riproduce l’essenza stessa della vita: che finisce, poi, con il corrispondere con le “pulsioni interiori” dell’individuo. Ecco allora che i suoi dipinti in azzurro esprimono: quiete, passività e quell’effetto d’immanenza e trascendenza, che l’Eterno e l’Infinito producono sulla vita dell’individuo. Le sue tele in verde manifestano: la vitalità, la speranza e una sorta di “vita vegetativa” protesa alla quiete e al riposo. Le sue opere in rosso rappresentano: l’energia vitale, il desiderio, il dominio di una persona su un’altra persona, il bisogno di agire e di essere sempre in azione.
E in fine nella fusione di tutte le tinte dello spettro cromatico in un solo colore, quello bianco, Vittorio Vertone realizza l’esaltazione estetica delle condizioni dell’ascesi e della perfezione: stati dell’essere che sono contenuti nell’idea - monista e semantica al tempo stesso - del “cielo azzurro”, della “natura verde” e del “fuoco sacro”. Archetipi, ognuno di questi, riconducibili a quell’essere “macchiato di sangue” e “composto di carne” (all’uomo e alla donna) che appoggia la sua “dimensione spirituale” sulle colonne del “Tempio della Creazione”. E questa è per l’appunto la ricerca pittorica di Vittorio Vertone, contenuta nella mostra “Scirocco”: in un’esperienza artistica in cui l’autore interpreta il “culto universale” dell’arte, quello che trova nella simmetria, nell’armonia, nella perfezione e nella bellezza, gli elementi di un piacere e di un godimento estetico, in grado di soddisfare tanto il cuore e tanto lo spirito, di ogni individuo.

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