Concerto. Singing over the bones
Mostre, Giussano, 16 marzo 2019
Martina’s Gallery presenta, sabato 16 marzo 2019, Concerto. Singing over the bones, la mostra personale di ElisaBertaglia curata da Rossella Farinotti.
In seguito a ben due anni di studi, tra gli Stati Uniti e l’Italia, l’artista mostra per l’occasione gli sviluppi della sua nuova ricerca: riflessioni più severe sulla natura e sull’infanzia, in chiave rappresentativa pur sempre onirica e metaforica.

“Troviamoci in galleria. Elisa sta ripartendo per gli Stati Uniti, poi forse va in Giappone e vuole mostrarci dei nuovi lavori che ha realizzato”, scrive Farinotti. Inizia così il racconto di un progetto sviluppato da Elisa Bertaglia nell’arco dei due anni. Concerto. Singing over the bones è un percorso meticoloso e denso che mette in mostra più di cinquanta opere di diverse dimensioni – da piccoli disegni e opere realizzate su tela, carte orientali, seta, cemento, ceramica, passando per lavori di medie dimensioni fino a grandi tele, ultime realizzazioni dell’artista – che la Bertaglia ha elaborato attraverso una ricerca determinata e quasi ossessiva confrontandosi con supporti e materiali diversi.

Le opere della Bertaglia sono infatti elaborate e complesse da leggere, perché raccontano numerose esperienze, cambi di rotta e stratificazioni di materia e pensiero. Macchie di colore sopra paesaggi e accumuli di ossa, corna di animali o foglie di pioppi, minuziosamente disegnati a matita, a creare delle texture come base solida sopra cui l’artista è andata a giocare con forme, colorazioni e materiali nuovi, lasciando anche al caso – nelle ceramiche ad esempio – la resa per gli occhi.

La mostra da Martina’s Gallery inizia con un ostacolo da superare: un totem in cemento di due metri e mezzo circa da aggirare, dopo averlo scrutato dal basso, scovando in cima le piccole ossa di animale che l’artista ri-utilizza poi in installazioni in dialogo con le opere pittoriche. La colonna realizzata da Elisa Bertaglia appositamente per lo spazio, come segnale di iniziazione di un rito che si è compiuto e che, per il fruitore, ha inizio dalla sua fine: dall’ultima grande opera dipinta a fine 2018, per poi percorrere un sentiero a ritroso, interagendo con tutti quegli input e spostamenti che la Bertaglia ha assimilato dal 2017, viaggiando e vivendo tra diversi paesi, e con un viaggio in Giappone imminente, in costante dialogo con artisti contemporanei di suo interesse, Hao Liang, Liz Deschenes, Luc Tuymans o Tamara Ferioli.

“Attraverso un linguaggio onirico e simbolico, indago ossessivamente il concetto di soglia come metamorfosi, uno spazio altro in cui bimbi e fiere, ossa e piante sono i simboli del corto circuito nel complesso compendio di rituali e regole che celebrano il passaggio tra non-coscienza e consapevolezza”, scrive Bertaglia.

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