Nessuno può immaginare
Mostre, Barletta, 15 marzo 2018
Un film che racconta la vita del matematico inglese Alan Turing, genio del XX secolo e uno dei padri dell’informatica, ispira un evento d’arte contemporanea. Una citazione che si adatta all’arte grandemente perché molto spesso sono coloro che mai ci si immagina possano a sappiano creare che riescono a dar vita a grandi capolavori artistici. Un evento in cui tutti gli artisti fanno altro nella vita mostreranno come si possano creare opere dalla grandezza straordinaria, dalla tecnica inconsueta, accuratezza sorprendente. Un’esposizione in cui ci sarà poco da dire e poco dovrà dirsi perché a parlare saranno le opere d’arte, stupendo e sorprendendo ‘come nessuno possa immaginare’. E’ ispirati a questo concetto che sono stati prescelti i quattro artisti di questo evento che dimostreranno come, anche con figurazione e astrazione a confronto, sarà la libertà concettuale, tonale, tecnica, gestuale a creare grandi opere d’arte. Lasciando che il pubblico si perda nell’immaginazione Grazia Barbieri, Roberto Falcone, Giovanni Gibellini e Walter Ricci hanno espresso le loro emozioni e sensazioni su tela tutti in forma differente. Divisi in due sale, una dedicata all’astrazione e l’altra alla figurazione l’osservatore sarà come intrappolato nella visione di un viaggio intrigante ed accattivante.
Grazia Barbieri ha una mano sapiente e delicata ed una umiltà così riservata che solo con la pittura attenta riesce a liberare il suo spirito determinato e preciso. Certosina la mano si muove sul supporto lasciando che la luce, alla stregua di grandi artisti, divenga fondamentale nella lettura delle sue opere; nuovamente tutte donne le protagoniste di questa mostra scrutano l’osservatore penetrando nell’intimo, ma poco si resiste al loro sguardo lasciando che la luce, da grande protagonista, accompagni chi osserva nella lettura dei particolari lasciando che il fondo sia nucleo generatore. Un’arte sapiente e matura, frutto di una mano maestra nell’arte la cu grandezza emerge dal tratteggio dei capelli che ogni volta paiono veri.
Roberto Falcone dipinge da un desiderio personale di riparare e consolare il proprio io. E’ una ricerca intimista, poiché con l’arte e grazie ad essa l’artista tira fuori se stesso, come una seduta analitica. Giocando con le forme sempre diverse ed avvalendosi di materia mette a nudo il suo ’io’ tra toni e concettualità che realizzano opere di grande impatto. E’ un’arte terapeutica quella di Falcone perché l’artista si arricchisce e riflette insieme ad ogni creazione. I colori vengono prescelti casualmente lasciando che la personale predilezione dei toni prenda il sopravvento tra contrasti e combinazioni che attuano rese finali raffinate, intriganti e di grande impatto. Opere da lontano perfettamente inquadrate, cromaticamente accattivanti consentono all’osservatore di avvicinarsi a scrutare per scoprire quella leggera materia che si coglie solo da vicino e che consente di percepire il carattere intimo, determinato e di grande impronta che ogni opera detiene. Per quanto il colore sia importante nelle opere di Falcone, quel sottile strato materico è determinante per affidare un gran carattere ad ogni opera d’arte che si distingue dalla banalità e si caratterizza di maestrìa e sapienza.
L’arte di Giovanni Gibellini ha il sapore e il fascino del classico tra opere che inquadrano esterni o interni, dettagliati talmente minuziosamente da non bastare la tela e lasciare che la cornice, grande ed accogliente, sia sovrastata dal colore. Un’arte minuziosa ed attenta ispirata anche dalla musica degli anni settanta. Timido e di poche parole Gibellini lascia che siano le sue opere a parlare al suo posto lasciando che si assista ad un’esplosione di dettagli, esito di una pittura trentennale. Le opere senza le grandi cornici paiono piccoli dettagli, frutto di un lavoro certosino in cui i protagonisti sono sempre un uomo e/o una donna per soluzione che affascinano per la diversità di rappresentazione. Quella di Gibellini è una continua ricerca ed ogni opera è un piccolo mondo in cui i protagonisti sono dettagli di paesaggi e spazi finemente tratteggiati. Un’arte senza dubbio diversa dal consueto che pare non avere tempo e che riesce ad incuriosire ed intrigare l’osservatore davanti a grandi creazioni in cui cornice ed opere divengono un tutt’uno sorprendente.
Walter Ricci ha una vastissima produzione artistica che pare un’esplosione di entusiasmo su fondi monocromatici in cui il dripping studiato e gestibile (difficile da attuarsi, ma grandemente possibile da parere quasi assurdo) affida alle soluzioni finale una sensazione grandiosa di leggerezza. Ci si sente sospesi in un’arte che come una rete lascia che l’osservatore entri tra quei fili di colore e resti sospeso nella ricerca della materia e dei toni. Lo smalto è stata una scoperta per l’artista trovando una lucentezza, pastosità e semplicità di utilizzo che è la stessa che ogni osservatore percepisce. Una sperimentazione continua è l’arte di Ricci tra spatole, stracci, tamponi per rese finali in cui il colore è il grande indiscusso poiché crea armonia, soavità e serenità affidando all’osservatore ha grandi emozioni. E’ un’arte, quella di Ricci, avvincente e mozzafiato specie sui grandi formati lasciando che tutto intorno svanisca per consentire allo sguardo di saltare nella vastità e maestosità di una pittura che riesce a zittire ed emozionare.
[.…] Sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose
quelle che fanno cose che nessuno può immaginare….
The imitation game, diretto da Morten Tyldum, Gran Bretagna - USA 2014




Sede: Centro Culturale Zerouno,via indipendenza 27, Barletta
Periodo di Riferimento: 15 - 29 marzo 2018
Patrocini: Fondazione Giuseppe De Nittis
Vernice: giovedì 15 marzo - ore 18.00 - Orari:. lun- ven. 17.00 - 20.00 sabato e tutte le mattine su appuntamento - dom. chiuso. Ingresso: Libero

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