Grazie ad un destino chirurgo
Mostre, Barletta, 22 luglio 2015
Pessoa ispira un’esposizione estiva dove il binomio arte e parole si concentra su un testo che è un diario dell’anima, come spesso sono le opere d’arte. Poche parole sono destinate alla delucidazione di questa mostra poichè a parlare sono grandi lavori dalla tecnica imponente in cui l'osservatore si apre alla conoscenza stimolato dai forti gesti coadiuvati dalle cromie. Una specie di 'inganno e follia' come dice Pessoa, un intrigo estetico in cui meravigliarsi di cosa e quanto gli artisti siano in grado di creare e dire con l'arte: così si attua una grandiosa alchimia, grazie ad un destino chirurgo, in cui le vecchie cecità si eliminano avviando grandi risultati. Quattro i protagonisti reduci da un intervento contro la cecità: Stefania Berta, Rachele Palumbo, Carmen Panciroli, Juri Perin che con l’astrazione e la figurazione riescono a stupire. Stefania Berta si esprime con l’astrazione e lascia che toni intensi e linee ricurve intrappolino l’osservatore in un altrove irreale in cui perdersi certo di restarne affascinato. Rachele Palombo si destreggia tra astrazione e figurazione in forma non convenzionale: l’astrazione non è ricerca del colore ma tecnica che si specializza, la figurazione è studio del colore e gestualità rapida ed essenziale che tratteggia individui con una maestrìa imponente. Carmen Panciroli mozza il fiato per la precisione del tratto e l’eccellenza di una mano matura che passa dal grande al piccolo formato senza esito. Una meastra d’arte che si ferma spesso allo studio dei volti lasciando che gli sguardi prendano il sopravvento e caturino l’attenzione altrui. Juri Perin è, in primis un tripudio di colore reso con una precisione estrema. Un mano attenta si avvicina al supporto lasciando che esso divenga diario di una mente gentile ed avvincente come quella gestualità ravvicinata, puntigliosa ed imponente.

D'improvviso come se un destino chirurgo mi avesse operato di una vecchia cecità con immediati grandi risultati, sollevo il capo, della mia anonima vita, verso la conoscenza nitida di come esisto. E vedo che tutto ciò che ho fatto, tutto ciò che ho pensato, tutto ciò che sono stato, è una specie di inganno e di follia. Mi meraviglio di non essere riuscito a vederlo. Mi stupisco di quello che sono stato, vedendo che alla fine non sono. [....]

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