Mostre, Prato, 29 marzo 2011
Disturbia è il termine derivante dalla fusione di ‘suburbia’ e ‘disturb’, ideato per identificare il lato oscuro e perverso di un quartiere ricco e all’apparenza benpensante. Per estensione si può usare per definire tutto ciò che ci sembra strano, inquietante, "disturbante".
L’arte di Roberto Messina ha scelto di rappresentare un’umanità “di facciata” normale e rispettabile, che si incontra per strada, alla fermata dell’autobus, al ristorante, al cinema, nei circoli privati, ma che cela dietro le pareti domestiche, un lato segreto che può risultare anche morboso e malsano, se non addirittura pericoloso.
Può essere anche il nostro vicino di casa, che vediamo uscire al mattino per recarsi al lavoro per tornare a casa alla sera accolto con calore dalla propria famiglia. Lui, insospettabile, si cura esteriormente di uniformarsi ai canoni in cui questa società vuole incasellarci, come nello stile di vita, nell’aspetto fisico, nell’abbigliamento, tramite i dettami della moda del momento. Sempre, lui, che lontano da occhi indiscreti va a trasgredire a tutte le regole.
Jung afferma: “Chi guarda nello specchio d’acqua vede per prima cosa, è vero, la propria immagine. Chi va verso se stesso rischia l’incontro con se stesso. Lo specchio non lusinga, mostra fedelmente ciò che in esso si riflette, e cioè il volto che non esponiamo mai al mondo, perché lo veliamo per mezzo della Persona, la maschera dell’attore”.
Con le sue opere, Roberto Messina è come se andasse a smascherare queste persone, a toglierli la maschera che indossano in società per mostrare il loro vero aspetto: un aspetto mostruoso che nulla ha più di umano. Lo fa con l’apparente leggerezza del suo stile pop, coloratissimo, che si muove con disinvoltura dal disegno, utilizzando pastelli, penne, pennarelli, alla pittura che mostra una particolare predilezione per l’acrilico. Con l’efficacia, la cura e la precisione di un detective esperto.

Adriana M. Soldini

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