PEDRO FIOL-ONMYWAY
Mostre, Milano, 20 marzo 2014
Nella storia di Pedro Fiol, Cuba non è un dato biografico, ma uno stato mentale. Si sa quanto, in pittura, la terra d’origine possa lasciare radici profonde nel cuore e nella mani degli artisti, sebbene le vicende della vita, gli incontri, i viaggi arrivino talvolta a mitigarle, nasconderle, mescolarle con altri influssi o seduzioni. Un esempio classico è quello di Alberto Giacometti che restò sempre un uomo della montagna, della Val Bregaglia e delle Alpi più aguzze e cupe, anche quando Parigi lo accolse e lo stregò con le sue notti insonni e i languori di Montparnasse. La montagna aspra e dura, che diede forma ai suoi pensieri e alle sue figure sottili come lance, spigolose come pietre, era infatti radicata nella sua testa, indelebile. Esattamente come Pedro Fiol oggi porta stampati negli occhi l’oceano e le paludi tropicali, l’arcipelago e i labirinti di radici pensili che, nelle lagune, disegnano ricami di legno e di muschi fra grotte e cascate. Un universo umido, salmastro, lussureggiante che germina e vegeta anche nel cuore di Milano, dove, da qualche anno, Pedro lavora e dipinge evocando sulla tela memorie silvestri del suo passato latino. La città non ha piegato la sua figurazione ai motivi e ai ritmi della strada.

Commenti 1

Lino Bianco
4 anni fa
Congratulazioni e complimenti. Ciao,
Lino

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