VIRGINIA ZANETTI - LEVITAS ORIGINAE
Mostre, Prato, 05 febbraio 2011
Levitas Originae (Leggerezza dell’origine)
I lavori di Virginia Zanetti appaiono davanti a noi come impronte di parti vitali in grado di creare e mantenere la vita. Il lavoro è basato sulla concentrazione, sull'immediatezza, l'osservazione, la pazienza, sulla proporzione, la composizione, l'equilibrio dei toni. La scelta di utilizzare l’acquarello come un’impronta permette all’artista di creare nel suo lavoro una doppia leggerezza: quella di origine, che è il leitmotive della ricerca artistica in questa serie, e quella della raffigurazione artistica formale. Gli acquarelli sembrano opere grafiche che hanno impresso sulla carta l’origine della vita. Cuore, organi interni e organi riproduttivi umani sono eguagliati ai semi e agli organi riproduttivi vegetali che appaiono sulla carta come precipitati, sottratti ai processi naturali, cristallizzati nell'acquerello ed estraniati dalla normale temporalità dei cicli naturali. Sono visioni di territori sensuali che portano con sè sia la nascita che la morte.
Ed è proprio la morte a giustificare l’apparente fragilità del lavoro dell’artista. La presentazione quasi scientifica di parti del corpo umano, soprattutto di organi come cuore e cervello,ci conduce al ricordo delle sepolture degli antichi Egizi che ponevano gli organi interni più importanti in appositi vasi messi accanto alla mummia. Erano convinti che sarebbero serviti ancora, che fossero eterni, così come lo è l’esistenza. La morte è solo un attimo di riposo, un attimo concesso ogni inverno anche alla vegetazione, solo per poi sbocciare, più forte di prima, all’arrivo della primavera. Si muore, ma Il ciclo vitale non si ferma mai, anche se restituisce la vita in forme diverse. Ed è questo fatto che rende naturale e completamente comprensibile allo spettatore il paragone tra corpo umano e mondo vegetale.
I lavori sembrano disegni di un libro di biologia o anatomia. La loro connessione concettuale con l’eterno ciclo vitale li fa diventare il ponte tra visibile e invisibile. Le opere descrivono le reti che pongono in relazione l'essere umano e le sue parti col mondo vegetale, animati dalla stessa energia. Raccontano un dialogo tra cosmo e microcosmo, tra la materia e l'energia che li sostiene.
Lo spazio della galleria, raccolto, diventerà quasi un luogo sacro di meditazione e sarà dilatato, attraverso i disegni installati, in visioni interiori di una vegetazione del corpo che dialoga con un'anatomia delle piante, cercando una simbiosi con lo spazio e il nostro tempo. Ricordandoci che abbiamo una nostra piccola parte nel ciclo vitale infinito, potremmo provare sentimenti vari che sfumano dall’ottimismo alla malinconia.

Špela Zidar

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