MATTEO BERTINI - MEM
Mostre, Prato, 12 dicembre 2010
Matteo Bertini fotografa.
E nell’atto di fotografare scrive con la luce scenari che diversamente non potremmo percepire. E’ la magia del “qui e ora”, dell’immagine “sotto al naso” capace di dischiudere orizzonti inaspettati.
Matteo coglie il suo soggetto secondo un’intuizione fondamentale per tutta l’arte dei nostri giorni: la natura stessa del soggetto si fa opera d’arte.
L’unione di colori e scelta dell’inquadratura è il medium attraverso il quale tutto questo avviene: lo strumento fotografico si piega a trascendere un’apparenza verso un senso ulteriore in cui ritroveremo altre immagini rispetto a quelle di fruizione comune, pronte all’attivazione delle nostre categorie dell’immaginazione, delle nostre armi fantastiche.
E’ un gioco da Alice nel paese delle meraviglie: dal grande al piccolo, viceversa e poi ancora, come in ottovolante siamo piacevolmente accompagnati ed invitati ad una scoperta.
La fotografia elegge qui a dignità artistica il quotidiano, naturale o artificiale non importa; ripone la meraviglia laddove normalmente non riposa; considera con attenzione particolari che ci parlano della nostra intimità: oggetti o visioni usuali assumono un potere straniante, di memoria metafisica. L’artista si rivolge verso la Realtà interrogandola in maniera vergine, pregandola di restituire una sorta di ingenuità perduta.
Così è in Matteo. Nella scelta che compie, nell’atto di fotografare quell’oggetto in quel momento. Il soggetto non è decontestualizzato ma solo guardato in modo inusuale. La realtà è resa alla lettera, al cambiamento di dimensione si associa semplicemente un modo diverso di guardare il mondo.
L’osservatore è costretto ad accettare una convenzione: chi guarda è un occhio piccolissimo che adotta uno sguardo bambino per questo scevro da preconcetti ma non privo di colta semplicità o comunicabilità.
Il soggetto della foto lascia così un’impronta nella nostra memoria, ben più forte dell’effetto che lo stesso soggetto possiede nel nostro quotidiano.
E’ la magia di scrivere un altro reale, più vero del vero.

Fabrizia Bettazzi

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