Elisabetta Nencini - in traccia
Mostre, Prato, 08 luglio 2010
Nel mondo dell’effimero, ecco puntualità e linearità. Il colore come mezzo di espressione esonda in blocchi geometrici che vivono di vita propria, ma respirano l’essenza dell’unità.
Tracce. Tracce di storia e di personalità, confini rimarcati tra il sé e l’altro, ciò che è vicino e ciò che è lontano, congiunti a definire l’ispirazione profonda dell’artista.
Nulla è fine a se stesso e niente è dato per scontato, nel gioco dei ruoli dell’artista–artigiano d’un tempo, che si mette alla prova e si cimenta in soggetti e materiali variegati, tanto sconosciuti quanto affascinanti e intrisi di mistero. Così l’esperire nuove soluzioni e materiali alternativi appaga l’esigenza contrastata tra stabilità ed equilibrio precario, tra essere e potenzialità del divenire.
Le tracce sono percorsi, cammini faticosi d’esperienze pregresse, che delimitano e assemblano allo stesso tempo, ergendo la semplicità di un confine all’essenza basica del trait d’union.
Qui si vuole sentire pulsare la materia, indagarla nel suo manifestarsi e plasmarsi diversificato, attraverso tecniche e materiali nuovi, tanto semplici quanto estremamente studiati, con la pazienza del tessitore e l’arguzia dell’ingegnere.
Gli elementi che si distaccano dal tutto fanno di queste realizzazioni una continua scoperta: agli occhi attenti dell’osservatore, queste svelano ogni lato di sé, calibrato alla capacità di estrapolare da una linea un percorso, da una traccia un messaggio, da un solco la caducità dell’apparire.
Lavoro come studio, dunque, come costruzione attenta. Unire ciò che è diverso, assemblare ciò che è distante.

L’eterno conflitto della personalità:
non mostrarsi appieno,
per lasciar traccia di sé.

Maria Fusco

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