MANUELA MENICI - non voglio consumare
Mostre, Prato, 14 giugno 2012
In continuità con il primo appuntamento TumExchange Due ma non due - in cui Virginia Zanetti partendo dalla Visitazione del Pontormo a Carmignano indagava sui temi dell'interdipendenza e dello scambio - Manuela Menici mette in relazione lo spazio espositivo e l'adiacente Santuario della Madonna del Giglio di Prato con un'installazione che, attraverso il ricorso alla luce e alla ritualità, si pone come esperienza d'interpretazione del sacro.
L'accensione di un lume e la sua contemplazione sono azioni originarie nello sviluppo dell'umanità, e come tali congiungono su uno stesso livello il reale e il simbolico. Per esempio illuminare è disperdere il buio, cioè rendere possibile la vista ma anche progredire in coscienza. Oppure la verticalità della fiamma, fenomeno fisico noto e insieme immagine d'elevazione verso un'entità superiore.
L'artista, che ha tra le sue costanti l'attenzione verso la materia e le sue trasformazioni, in questo caso sceglie come elemento fondamentale la cera: le candele che per millenni hanno rappresentato la soluzione contro l'oscurità, oltre che uno strumento rituale di culture distanti.
Appunto un'installazione di candele accese e da accendere, nello spazio espositivo e nel luogo religioso – è prevista l'azione diretta del pubblico – con la sua forza estetica diviene stimolo a interrogarsi sulle possibilità espressive del sacro, sui luoghi eletti dell'arte e sulle tipologie di rapporto che possiamo instaurare con essa.
Si tratta insieme di un'analisi e di una celebrazione della spiritualità e dell'opera d'arte: elementi diversi ma accomunati dalla facoltà di avvicinare l'uomo a un'essenza divina.

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