CARLO COLLI greenscene(lato)
Mostre, Prato, 27 febbraio 2009
“Come Madre genetrice.
Così ci appare la Natura di Carlo Colli. Viva, palesata nel colore che meglio la caratterizza nell’immaginario collettivo, il verde, verde di linfa vitale, di un clorofilliano scorrere.
Le figure che si muovono in questa realtà, pur immediatamente riconoscibili, si staccano tuttavia dai consueti codici di percezione divenendo realisticamente magiche, quasi ninfe e fauni di una natura a noi contemporanea.
Quasi un tutt’uno con l’ambiente che li circonda, in una fusione di arcimboldiana memoria, i personaggi compiono azioni silenti, rituali che ben si accordano alla pacatezza dei luoghi, allo sfumato che spesso rende indefinita l’atmosfera della scena.
Non è tuttavia su un mondo mitologico, passato che si affaccia lo sguardo di Carlo Colli.
La visione non è estranea a richiami Pop, a inserti di vita che rivelano la vicinanza ad una dimensione consueta, quotidiana e familiare fatta di piccoli gesti, di passeggiate solitarie, forse fughe da un’ oppressione tipicamente cittadina.
Il reale è filtrato, rivissuto, modificato da questa nuova dimensione del Verde, che invade il nostro campo percettivo traslandolo nella dimensione del sogno.
E nel sogno tutto si sublima, diventa altro.
Le figure umane a volte si stagliano perentorie quasi come fumetti sulla superficie, quasi come a voler imporre la loro presenza, in altri casi sono fuse con ciò che le circonda, unite al flusso naturale-vitale.
In ogni caso, mai si mostrano in una dimensione realmente credibile: siamo privati di appigli per decodificare queste situazioni ed esse allora diventano fruibili solo in una dimensione altra, specificamente onirica.
E’ un viaggio nel colore, un viaggio in quel colore specifico, il Verde.
Colli raggiunge in questo processo uno stadio immaginativo portato alle estreme conseguenze.
Viene da chiedersi, sicuri che riuscirà ancora, quando l’artista intraprenderà un altrettanto efficace viaggio in un altro colore, rendendolo nel nostro immaginario altrettanto sublime e dotato di una così forte carica evocativa.”
Nota critica a cura di Fabrizia Bettazzi.

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