F.IN.LAND - finnish inner landscape - Anu Torikka, Reetta Ahonen, Merita Koskimies
Mostre, Prato, 17 settembre 2011
Una mostra collettiva che mette a confronto le poetiche e le tecniche espressive di tre artiste che in comune hanno la terra d’origine: la Finlandia.
Lo spirito del nord grande protagonista dalla metà dell’800 del panorama figurativo europeo con i suoi paesaggi dal vero riiletto e filtrato da uno sguardo contemporaneo dove il nesso causale fra natura e sua problematicità è adesso interiorizzato in una sfera archetipica.
Anu Torikka: Isole, macigni in sospensione, l’orografia lacustre dei laghi finlandesi, la parola e il gesto che si combinano con forme primigenie, umane e naturali.
Questi sono i primi elementi che emergono dai lavori di Anu Torrikka attraverso una tecnica mista che abbina l’acquaforte alla stesura a tamburo del colore.
Il suo è un percorso che ha a lungo esplorato le modalità del libro d’arte in cui si assemblano la forma libro, la macchia di colore, la parola con gli oggetti raccolti sulle rive del lago Onega.
I lavori presentati allo Studio Lato sono una sublimazione di questo percorso. In essi forme che sembrano generate da una sorta di frottage esito di un automatismo psichico per definizione inconscio, involontario e automatico, emergono sulla pagina scritta in un momento di ibridazione fra le due modalità di azione del sistema cognitivo dall’effetto straniante.
Da una parte la modalità analitico-ricostruttiva legata alla sfera dell’apprendimento del codice alfabetico e della razionalità espressa da appunti e pagine di diari di viaggio, dall’altra la modalità senso-motoria segno di un’attività più istintuale generata dal continuo riconoscimento dei sensi.
L’esito è quello di immagini dal forte impatto visivo in cui l’universo conscio del linguaggio razionale è continuamente in relazione con la parte inconscia.
Se tutto ciò sembra in qualche modo rimandare alla tradizione surrealista ancor più evidente sembra emergere il legame inscindibile tra natura, tradizione e cultura finlandese.
Reetta Ahonen: Le incisioni su tavole impiallacciate di betulla sono la base per stampe, a seconda dei casi di grandi o piccole dimensioni, con colori litografici su carte giapponesi artigianali dai vari spessori, lavori che combinano la fisicità e l’asprezza dell’intaglio alla delicatezza delle tecniche di stampa tradizionali.
La simbiosi fra tecniche tradizionali diverse sembra donare nuova freschezza ai suoi lavori facendo emergere una qualità grafica che va oltre l’usuale, come se questa riattualizzazione andasse a incidere non solo sul significante ma sul significato stesso dell’opera sposando in questo senso il famoso aforisma di Marshall Mc Luhan, “il medium è il messaggio”.
Questo tipo di operazione nel quale l’incisione su legno del motivo principale diventa matrice per la stampa di un singolo foglio successivamente rielaborato in differenti strati, sembra in qualche modo definirsi come oggetto e strumento dell’azione in un processo in cui l’identità dell’immagine è rafforzata dal senso del colore dell’artista.
Il riflesso, la distorsione sono centrali nella sua poetica: elementi architettonici, forme biologiche e umane, sfondi naturali e sociali sono riletti nella loro forma riflessa su superfici contemporanee come a voler sottolineare la mutabilità e la cangiabilità della storia.
Forme mutanti in cui il tempo altera perpetuamente la storia, vero e continuo mise en abyme in cui il linguaggio non raggiunge mai i fondamenti del reale.
L’immagine distorta dall’effetto specchio della superficie del lago Saimaa come modello di esplorazione globale dei rapporti tra natura e ambiente antropizzato.
Merita Koskimies: La forte espressività dei contrasti cromatici, l’astrazione delle forme, il potere sinestetico delle combinazioni di colore e gesto, l’utilizzo di tecniche miste create ad hoc attinge alla tradizione dell’informale che ha precedenti illustri nell’arte figurativa nordeuropea del dopoguerra.
L’immagine nei lavori di Merita Koskimies non è semplicemente qualcosa di astratto ma è un essere visibile in sé definito e autosufficiente.
Forse già parlare di immagine in questo caso è fuorviante, non fosse per il significato di copia, ripetizione a cui fatalmente associamo il sostantivo.
Queste sono forme non intelligibili secondo i parametri della razionalità, non sono espressioni di sentimenti ma atti in cui l’evento artistico si esaurisce nel momento stesso della sua creazione. La trascrizione delle sensazioni avviene con un automatismo slegato da qualsiasi intento descrittivo.
Momenti in cui vedente e visibile si fondono nel vedere, nei quali è contenuta la causa stessa del fatto che li si possa vedere o percepire.
La concezione non può precedere l’esecuzione per le stesse ragioni per cui l’evento psichico può solo sommariamente essere descritto a parole per il suo essere continuamente in movimento.
Prima dell’espressione non c’è nient’altro che un movimento interiore, una febbre cogente, una tensione la cui fonte di emanazione è il principio assoluto non una forma pensiero verbalizzata.
Il titolo dell’opera aiuta forse a muoversi nell’humus comune fra artista e opera.
Leonardo Martini

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