Padiglione Nazionale Guatemala 56. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.
Mostre, Venezia, 09 maggio 2015
Padiglione Nazionale Guatemala
56. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
Sweet Death
Fatima Messana al collettivo “La Grande Bouffe”
Commissario
Daniele Radini Tedeschi
Curatori
Calo Marraffa
Stefania Pieralice
Elsie Wunderlich

Officina delle Zattere, Venezia
9 maggio – 22 novembre 2015
Inaugurazione 8 maggio, ore 15:30
www.biennaleguatemala.com
Le sculture di Fatima Messana sono frutto di una ricerca su tematiche esistenziali forti che nascono dalla polveriera dei dogmatismi passati/presenti, ed affrontano senza filtri il delirio sociale contemporaneo. Il realismo della forma, spesso iperreale, permette di stabilire un contatto diretto tra l’opera e l’occhio di chi la guarda, consentendo il trascendere del messaggio che essa contiene, un messaggio emblematico e a volte beffardo. Le sue sono sculture “dirette” e fortemente concettuali che, per il loro impatto visivo, destabilizzano con violenza lo spettatore, obbligandolo a riflettere su tematiche del nostro tempo. Indagano sulla vita e la morte, religione e politica, mente e corpo sospesi tra l'insofferenza e l'apparenza/inapparenza dell’Essere, in un gioco ciclico con un’atavica violenza. Queste creature dall’aspetto umano o umanoide, di materiali che variano dai sintetici ai tessili, dai lignei agli organici di provenienza umana, divengono allegorie contemporanee iconoPlastiche”.
Fatima Messana al collettivo “La Grande Bouffe” sarà presente al Padiglione Nazionale Guatemala alla 56. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia all’interno della mostra Sweet Death con la scultura Testiculos qui non habet, Papa Esse non posset, una figura femminile in abito papale.
‘Il titolo, tratto da “Prova di virilità” di Francesco Sorrentino, riguarda la vicenda legata al mito o alla leggenda della Papessa Giovanna che alla metà del IX secolo salì, tramite inganni e travestimenti, al soglio pontificio con il nome di Giovanni VIII, ma rimasta incinta, venne smascherata e lapidata a morte. Parte essenziale della leggenda è un rito fantasticato dal popolo e ripreso, in chiave anti-chiesa romana con molto gusto, da autori protestanti del Cinquecento: s'immaginò che ogni nuovo papa venisse sottoposto a un accurato esame intimo per assicurarsi che non fosse una donna travestita. L'esame avveniva con il nuovo papa assiso su una sedia di porfido rosso, nella cui seduta era presente un foro. I più giovani tra i diaconi presenti avrebbero avuto il compito di tastare sotto la sedia per assicurarsi della presenza degli attributi virili del nuovo papa. A partire dal XIX secolo la vicenda ha interessato numerosi scrittori e in anni recenti ben due registi ne hanno narrato la vicenda sul grande schermo. Anche in questa opera, che raffigura la donna a capo della Chiesa, in forma statica e austera, priva di volto e quindi di identità, è da intendere come un'ulteriore riflessione critica dell'artista: la preclusione ancora esistente per le donne all'accesso di incarichi - pochissimi per altro - ancora esclusivi e secolarizzati per il genere maschile. La figura con una mano benedice il popolo e indossa l’anello papale, mentre con l'altra sostiene il globo. I simboli sono tradizionali ad esclusione della croce appesa al collo, dove non c'è il Cristo crocifisso, ma un corpo femminile’(Federica Marrubini).
Fatima Messana è un’artista italiana di origine russa, nasce a Severodvinsk (Arkhangelsk Oblast – Russia) nel 1986. Si forma come scultrice all’Accademia di Belle Arti di Firenze ove si diploma nel 2009. Nel 2013 è la vincitrice del X PNA_Premio Nazionale delle Arti – sezione Scultura. Espone a livello nazionale ed internazionale. Attualmente vive e lavora a Firenze.

www.fatimamessana.com info@fatimamessana.com

Commenti 1

Sabrì
4 anni fa
Sabrì Artista
condivido la denuncia , che ques' opera vuole simboleggiare , la preclusione alla donna degli incarichi togati all'interno della chiesa cattolica !! mi auguro che papa francesco riesca ad aprire una breccia nel muro di discriminazione attualmente in essere aprendo il sacerdozio anche alle donne !!! sabrì

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