Mostra personale PIETRO RUBELLINI
Mostre, Firenze, 19 aprile 2019
Pietro Rubellini è un artista ma non è un pittore.
Pietro Rubellini compie i suoi studi medi inferiori e superiori frequentando la classe di violino del Maestro Gamberini al Cherubini di Firenze e la scuola d’arte che all’epoca a questo era annessa sviluppando anche una passione per le arti figurative.
Dopo l’iscrizione all’Università e la Laurea per alcuni anni lavora come session man e come compositore arrangiatore con la casa editrice musicale “Materiali Sonori” partecipando a diversi progetti di musica cosiddetta d’avanguardia con vari artisti Italiani ed internazionali. A metà degli anni ‘90 abbandona l’attività musicale ed inizia a lavorare nella pubblica amministrazione nel settore ambientale. Conosce però due giovani artisti e professori dell’Accademia di Firenze, Anna Tondo ed Adriano Bimbi e soprattutto frequentando l’atelier di quest’ultimo ritrova la vecchia passione per la pittura.
Da quel momento comincia a dipingere ispirandosi a tutte le sollecitazioni, gli stimoli, le persone di tutte le razze ed i continenti incontrate nella sua carriera musicale. Nascono così i primi dipinti dedicati a personaggi e forme biologiche, per scelta primitivamente africani nei tratti e nella primarietà dei colori, per passare poi ad una fase dedicata alla decontestualizzazione di particolari biologici (gomiti che diventano zampe di cavallette o mani che diventano chele di granchio) per approdare infine ad una serie di personaggi, con proporzioni corporee tribali, che rappresentano Pietro ma anche tutti noi che nella vita di ogni giorno siamo Cristi, poi Santi ed anche guerrieri e guerriere.
Pietro non è un pittore ma spera con queste sue opere di suscitare almeno curiosità ed emozioni, obiettivo minimalista ma ambizioso di ogni forma espressiva.
La mostra è presentata da Enrico Loretti, la persona con la più alta sensibilità artistica ma al tempo stesso con il più raffinato senso dello humour, novello Groucho Marx, che si potesse trovare e quindi evidentemente il più adatto a presentare con sufficiente “leggerezza” questa macedonia iterculturale, interraziale ed interpersonale.

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