mondokreato
01 febbraio 2013
IL MONDO CREATO mondo creato che non con quel tentativo di dare espressionepoetica alle più alte verità di fede umanamente intese. Il poema dellacreazione, dunque, non va letto tanto in chiave autobiografica quanto inchiave retorico-poetica e il suo significato non sarà da ricercare tantonelle ultime lettere del Tasso quanto nelle sue opere teoriche.Una giusta comprensione del Mondo creato non è possibile senzauna attenta lettura dei Discorsi del poema eroico. Ulrich Leo ha visto"il meraviglioso" come la categoria più significativa dell'operaesameronica dell'ultimo Tasso, indicando allo stesso tempo unosviluppo nella concezione tassesca del meraviglioso che va dal "fattostupendo, il mostro, l'incredibile" dell'epoca della Gerusalemmeallo "stupore estetico" suscitato dalle "più umili manifestazioni
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Mario D'Alessandro34dell'esistenza" dell'epoca del Mondo creato.6Esiste però un'altraprospettiva, un altro approccio che giustificherebbe il Mondo creatocome espressione non della stanchezza del Tasso, ma di una sua ricercacostante delle basi teoriche del linguaggio poetico. Questo approccio sifonda in maggior parte sulle riflessioni del Tasso intorno alla naturadell'elocutio poetica, ovvero della lexis aristotelica, e il suo rapporto conil mondo delle cose, con il mondo della natura.Per il Leo, Tasso è giustamente il poeta del "realismo intellettuale,"un realismo che "l'ha reso aristotelico malgré lui."7Questa visione delTasso quale poeta realista non ha però implicazioni del tutto negativese la si vede come una predisposizione verso una ricerca costante dellaresoluzione sia teorica che poetica del problema del rapporto fra verbae res, fra la forma di ogni enunciato poetico e il suo contenutofilosofico, morale, religioso. Invece di una prospettiva che cerca dirisanare il valore poetico del Mondo creato partendo da un'analisi delmeraviglioso tassesco, preferisco qui partire da un'analisi dellariflessione tassiana sull'elocutio poetica. Ciò non significa negarel'importanza del "meraviglioso" per lo svilupparsi e l'evolversi sia dellapoesia che della teoria poetica del Tasso. Come vedremo, il valore delgiudizio del Leo intorno all'importanza del "meraviglioso" per il Mondocreato è innegabile. Se il Leo ci dà nei brani citati qui il fine dellaricerca poetica del Tasso del Mondo creato, in questo saggio intendoindividuare un altro possibile, e complementare, punto di partenzateorico per una giusta comprensione dell'ultima grande opera del poetadella Liberata.Non molto è stato scritto sulla teoria tassiana dell'elocutio, ο dellalexis aristotelica, in rapporto al Mondo creato.8Il punto cruciale dellateoria tassiana del linguaggio poetico si trova nel quarto libro deiDiscorsi del poema eroico:[...] le parole sono imagini de' concetti, i quali sono nell'animonostro, come dice Aristotele; e i concetti delle cose che son fuoridel'intelletto. Le parole adunque sono imagini delle imagini, peròdeono assomigliarli; e benché il concetto, il quale è quasi un parlareinterno, sia fatto in uno istante, le parole nondimeno sono pronunziatein qualche tempo; e 'l tempo è numero, laonde il numero ancora sidee considerare nelle parole. Tre condizioni dunque concorrono inqueste che noi dimandiamo forme del parlare: le parole (quasi materiache dee ricever la forma), il numero, e 'l concetto, ο sentenza chevogliam dirla.9
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Il Mondo Creato_35È altamente significativo che in questo brano il Tasso riporta le sueriflessioni sull'elocutio al problema del rapporto fra le cose e le parole,fra res e verba. Per il Tasso la parola in quanto tale non si rifàdirettamente alla cosa: il rapporto fra res e verba non è mai immediato.Se le cose sono la natura stessa, ovvero il mondo naturale al di là delmondo interiore della mente umana, il concetto è il puro pensieroumano, quel "parlare interno" in grado di formare istantaneamente leimmagini delle cose che insieme compongono il mondo naturale. Leparole sono a loro volta le immagini del concetto e quindi le imaginidelle imagini delle cose e del mondo naturale. Le parole sono il "parlareesterno" in quanto rappresentano il pensiero umano entrato nel mondodel tempo e del numero; le parole hanno dunque estensione siatemporale che spaziale ed è questa che le valorizza come materia attaa ricevere una "forma" poetica e retorica. Dalla forma che viene dataalle parole nasce una seconda nozione di concetto, cioè la sentenza, chesi avvicina alla dianoia aristotelica quale significato dell'enunciatopoetico. Tracciando una linea schematica immaginaria, vediamo che ilTasso teorizza l'enunciato poetico come un processo che va dalle coseal concetto, alle parole, al numero (o tempo quale metro ο misurapoetica), e di nuovo al concetto:le cose => il concetto => le parole => il numero (metro/misura) => il concetto.Vediamo inoltre che il processo che va dalle cose al concetto, e dalconcetto alle parole, appartiene a una sfera diversa rispetto a quella incui si attua il processo che parte dalle parole per arrivare al numero eal concetto. La prima sfera è quella del mondo del processo naturale,quella in cui il concetto delle cose nasce sull'istante nella mente umana;è la sfera del "parlare interno" in cui il tempo non ha nessun senso enessuna funzione. La seconda sfera è quella dell'ordinamento retorico-poetico delle parole come enunciato esterno e grezzo del concettointerno: è il mondo del tempo e dello spazio, il mondo in cui la parolasi "temporalizza" nel numero e si "spazializza" in figure poetiche eretoriche, dando vita così alla dianoia quale significato dell'enunciato.Notiamo inoltre che sono le parole a fungere da tramite fra le due sfere:esse collegano il mondo naturale e il concetto (quale "parlare interno"della mente umana) a quella "artificiale" del "numero" e del significato(dianoia). Possiamo, dunque, immaginare un altro schema in cui la sferadi pertinenza delle parole, del numero e della dianoia è concepita nonsolo come il "risultato" retorico e poetico del mondo naturale delle cose
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Mario D'Alessandro36Questo secondo schema dimostra come la scissione fra le due sfere— la prima (al lato sinistro: quella delle cose, del concetto e delleparole) atemporale e aformale, e l'altra (al lato destro, quella delleparole, del numero e del concetto) temporalmente e spazialmenteconfigurata secondo un ordinamento retorico-poetico — indica ladipendenza del significato di ogni enunciato umano non solo sulrapporto immediato fra le parole e le cose ma anche sull'unione fra lamateria (il "parlare esterno") e la forma retorica che viene data alleparole (il numero). Northrop Frye nota cheThe word lexis itself may be translated "diction" when we arethinking of it as a narrative sequence of sounds caught by the ear, andas "imagery" when we are thinking of it as forming a simultaneouspattern of meaning apprehended in an act of mental "vision."10Questa considerazione del Frye riporta le tre componenti integralidella lexis aristotelica ai tre elementi che insieme costituiscono ladefinizione tassiana delle "forme del parlare": la diction quale "narrativesequence of sounds caught by the ear" si avvicina alla nozione tassianadel "parlare esterno;" la imagery quale "simultaneous pattern ofmeaning" è simile all'idea del "numero;" e la mental vision è il"concetto" quale dianoia. Se la lexis poetica contiene una necessariae dei processi mentali dell'uomo, ma anche come la sfera delle trecondizioni indicate dal Tasso come integrali ad ogni "forma delparlare":
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Il Mondo Creato37combinazione fra forma e contenuto, fra verba e res, nessunaconoscenza umana è possibile senza un ordinamento retorico-poeticodella parola quale "parlare esterno." La seconda sfera del nostro schema,quindi, è sì quella della poesia e dell'arte, ma anche quella propriamentegnoseologica: il pensiero umano ottiene la sua completezza soltantodopo l'ordinamento retorico e poetico del suo primo enunciato"esterno." È anche la sfera del tempo in quanto il pensiero umanorichiede uno svolgersi temporale per raggiungere un suo stato dicompletezza: la sua articolazione, la sua comunicazione e comprensione,è necessariamente retorica in quanto appartenente al tempo e allospazio. La prima sfera dello schema contrasta con la seconda in quantorappresenta la dimensione esistenziale, la dimensione della puraapprensione del mondo delle cose; rappresenta, paradossalmente, anchela sfera dell'eterno in quanto ristante, quale eterno presente — epresenza delle cose del mondo naturale — non viene concepito nétemporalmente né spazialmente. Se al "parlare interno" del concettodella sfera esistenziale ed eterna manca il numero e quindi il tempo, allasua immagine manca anche ogni configurazione spaziale.Abbiamo quindi una sfera in cui il pensiero umano insiemeall'esperienza dell'uomo è legato direttamente alle cose, al processonaturale di conoscenza istintiva. È la sfera senza estensione οdimensione spaziale, e quindi senza articolazione gnoseologica: è unasfera in cui manca ogni possibilità di trasmissione poetica e retoricadella conoscenza delle cose e della sapienza umana nei confronti delmondo. Si tratta insomma della sfera della res pura e semplice senzaalcuna forma. Abbiamo, poi, un'altra sfera distinta da quella delle cose,dalla realtà oggettiva del mondo esteriore. Questa è la sfera in cuil'uomo cerca di ordinare la sua visione delle cose trasformando il puroenunciato umano — quel "parlare esterno" che è solo l'immaginedell'immagine delle cose — in una forma che rende possibile la suatrasmisione alla comunità. È, in fondo, la sfera in cui l'uomo cerca unsignificato nel mondo delle cose. Si tratta, infine, della sfera dei verbascissi dal mondo naturale e senza diretta corrispondenza con esso.Al Tasso del Mondo creato interessa soprattutto la natura delrapporto fra queste due sfere. Abbiamo visto che le parole sono illegame fra le due sfere. Se nelle prime tre opere epiche il Tasso segueuno schema come quello della prima linea immaginaria, nel Mondocreato segue un altro modello. Nel primo modello la parola va dallecose e dal concetto verso la dianoia, il significato. Nel Mondo creato,
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Mario D'Alessandro38Che questo modello sia utilmente applicabile al Mondo creato sipuò vedere da una analisi del linguaggio del poema, soprattutto nel"Primo Giorno" in cui sono stabilite le coordinate retorico-stilistiche cheinformano l'intero poema. La struttura del nostro schema vienerispecchiata nel linguaggio e nelle immagini della invocazione fatta dalpoeta alla Trinità:Padre del cielo, e tu del Padre eternoEterno Figlio, e non creata prole,De l'immutabil mente unico parto:Divina imago, al tuo divino essempioEguale; e lume pur di lume ardente;E tu, che d'ambo spiri, e d'ambo splendi,Ο di gemina luce acceso Spirto,invece, il Tasso vuole riportare la dianoia — il significato della parolaretoricamente configurata — alle cose.11Se per il Tasso dei Discorsi delpoema eroico le parole sono necessariamente scisse dalle cose, l'obbligodel poeta diventa quello di riportare la parola alle cose, di armonizzareil "parlare esterno" con il "parlare interno." Per il Tasso il modelloideale del rapporto fra le parole e le cose, fra il "parlare esterno" e il"parlare interno," fra la dianoia retorico-poetica e la dianoia qualeconcetto nato sull'istante si configura in maniera circolare:
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Il Mondo Creato 39Che sei pur sacro lume, e sacra fiamma,Quasi lucido rivo in chiaro fonte,E vera imago ancor di vera imago,In cui se stessa il primo essempio agguaglia,(Se dir conviensi) e triplicato Sole,Che l'alme accendi, e i puri ingegni illustri;(Ι 1-13)12Se lo Spirito Salito è la "vera imago di vera imago" (10), saràprecisamente "l'immagine dell'immagine," ovvero l'immagine di Cristo,che, a sua volta, è l'immagine di Dio. Visto così, Dio diventa,metaforicamente, "le cose," ovvero il mondo delle cose create, e Cristoil concetto quale il "parlare interno." Lo Spirito Santo, infine, è il"parlare esterno" delle cose che lega il mondo della res con quello deiverba:Tu dal Padre, e dal Figlio in me discendi,E nel mio core alberga, e quinci e quindiPorta le grazie, e inspira i sensi e i carmi,Perch'io canti quel primo alto lavoro,Ch'è da voi fatto, e fuor di voi risplendeMeraviglioso, e 'l magistero adornoDi questo allor da voi creato mondo,In sei giorni distinto.(I, 20-27)La creazione divina del mondo passa attraverso un processo simile aquello in cui l'uomo riesce a dare forma retorico-poetica al suo primoenunciato:Tu le cagioni a me del novo mondoRammenta ormai, prima cagione eternaDe le cose create inanzi al giroDe' secoli volubili e correnti.E qual pria mosse te, cui nulla move,Motor superno, a la mirabil opra,Già novissima, esterna, ormai vetusta,Che tutto aduna, e tutto accoglie in grembo,E serba ancor le prime antiche leggi,Mentre risplende pur di luce, e d'oro,E di vari colori e varie formeMirabilmente figurata a' sensi.(I, 43-54)
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Mario D'Alessandro_40La creazione del mondo è niente altro che l'Idea divina ed eterna chediventa "esterna" e "figurata" ai sensi umani: la creazione del mondo èdunque un ornatus nel senso ficiniano del termine,1 3un ordinamentoretorico-poetico dell'Idea primordiale, divina ed eterna, dell'esistenza.Il quesito più alto del poeta, quindi, è quello in cui si esige laconoscenza dell' "opra" della creazione primordialmente esistente nellamente di Dio:Dimmi, qual'opra allora, ο qual riposoFosse nella divina e sacra menteIn quel d'eternità felice stato.E 'n qual'ignota parte, e 'n qual'IdeaEra l'essempio tuo, celeste Fabro,Quando facesti a Te la reggia e Ί tempio.(I, 55-60)Il ruolo del poeta, dunque, è proprio quello di rendere in qualche modo"esterna" l'Idea divina della creazione, quell'Idea tutta interna nelpensiero di Dio:Pria che facesse Dio la terra e 'l cielo,Non eran molti Dei, nè molti regiDiscordi al fabricar del novo mondo.Nè solitario in un silenzio eternoIn tenebre viveasi il sommo Padre,Ma col suo Figlio, e col divin suo SpirtoIn se medesmo avea la sede, e Ί regno.De' suoi pensati mondi alto Monarca:Perch'opra fu il pensier divina, interna.(I, 78-86)Il ruolo del poeta, dunque, è simile a quello dello Spirito Santo, quel"sacro lume" e quella "sacra fiamma" che permette al poeta laconoscenza dell'Idea divina della creazione. Se lo Spirito Santo parla alpoeta — "Tu dal Padre, e dal Figlio in me discendi" — , il poeta parlaalla sua comunità. E se lo Spirito Santo rende conoscibile al poetal'Idea interna di Dio tramite il "parlare esterno" della creazione, il poetarende conoscibile alla sua comunità quella stessa Idea interna tramitel'ordinamento retorico-poetico che egli dà a quella "parola esterna" cheè la creazione del mondo; se lo Spirito Santo ispira il poeta, il poetaispira — e istruisce — i membri della sua comunità con la sua parola
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Il Mondo Creato41Se Dio è paragonabile alle cose, Cristo si avvicina alla natura delconcetto quale immagine delle cose, e lo Spirito Santo all'immaginedell'immagine e quindi alla "parola esterna." La parola dello SpiritoSanto è la parola che ispira quel primo enunciato dell'uomo, che è a suavolta la "materia" delle "forme del parlare." Se la creazione divina portaalla parola dello Spirito Santo, la parola quale il "parlare esterno"dell'uomo deve riportare la mente umana, attraverso l'ordinamentoretorico-poetico dell'enunciato umano primordiale, alle cose create daDio. La funzione del poeta, quindi, è di ripetere il trinitario processo diverbalizzazione creativa esortando l'uomo affinché egli rivolga la suamente alle cose create dalla volontà divina, alle cose che sono lamassima espressione dell'Idea interna di Dio.La sfera del processo della creazione è la sfera in cui si trascendela scissione fra res e verba, fra materia e forma:Dunque lo spirto suo [di Dio] non poscia, od ante,Ma con le forme la creò [la materia] spirando.(I, 327-328)poetica.Possiamo a questo punto modificare di nuovo il nostro schemasovrapponendo il processo della creazione divina alla sfera del concettonato sull'istante e quindi del "parlare interno":
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Mario D'Alessandro42Questa sfera è anche quella in cui l'idea della creazione nasce nellamente dell'uomo per poi diventare quell'enunciato esterno nato nellasfera del tempo e dello spazio, nella sfera del contrasto fra res e verba.Il contrasto fra queste due sfere informa a sua volta la struttura internadel poema. Le strutture sintattiche che svolgono un ruolo moltoimportante all'interno del tessuto linguistico del poema sono quelle οavversative ο comparative; l'uso frequente di tali strutture indica nonsoltanto lo scarto che esiste fra la sfera dell'Idea divina della creazionee la sfera dell'ordinamento retorico-poetico dell'enunciato umano, maanche quel processo circolare in cui il poeta cerca di dirigere la menteumana verso le cose create:14Ma l'alto Dio creò quasi repenteLa materia e le forme; e qual sia primaΟ queste, ο quella, io non mi glorio e vantoGià di provare in periglioso arringoDa l'Accademia uscito e dal Liceo.Ma pur l'arte divina è prima, e vinceL'altre per dignitate, e vince il tempo.Ma l'arte umana pargoleggia e sembraNe gli scherzi fanciulla a l'opre intorno.(I, 349-357)Le lunghe descrizioni dell'arte umana, metafora per l'arte del poeta,contrastano sintatticamente, e quindi simbolicamente, con l'arte di Dio.1 5Questo contrasto fra le due sfere viene ribadito dall'uso di estesesimilitudini ("Tal ... qual," "così... come"):Ma qual mastro terren scolpisce e formaDi preziosa gemma in giro angustoIl cielo, e i suoi lucenti e vaghi segni:Tal il Fabro immortal in queste impreseSparse di varie luci erranti sfere,L'interna Idea, cui non è pari il mondo:E da lei stanca è la materia, e perde.(I, 289-295)Il più basso, ciò che appartiene alla terra e al tempo, viene accostato alpiù alto: la direzione della similitudine tassiana del Mondo creato vasempre verso l'alto, mira sempre alla valorizzazione dell'eterno, dellasfera dell'unione fra res e verba, a scapito di quella del mondo del
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Il Mondo Creato43tempo, del mondo in cui l'unione fra res e verba rimane sempre inqualche modo problematica per la mente e la ragione umana.L'ordinamento retorico del Mondo creato mira verso una strutturazionein cui il significato delle cose presenti ai sensi umani venga ritrovatonella loro origine divina: la retorica del Tasso del Mondo creato,insomma, cerca di riportare le cose "esterne" a quelle "interne," cioèall'Idea interna e divina di esse:1 6E se quel che si vede, a gli occhi nostriPiace cotanto, or quai saranno al fineGl'invisibili oggetti a l'alta mente?(IV, 127-129)Se la parola retorico-poetica mira verso l'Idea interna delle cose,anche la nozione di materia come oggetto d'imitazione che il Tasso hain mente quando scrive il Mondo creato cambia. Egli qui nonconcepisce la materia come un'azione ο una storia illustre appartenentea una nazione particolare. La storia illustre che è la materia grezza delpoema epico è una storia già scritta, una storia già in qualche modoconfigurata: secondo il Tasso dei Discorsi dell'arte poetica, la materiadel poeta epico esiste come un vero e proprio "pre-testo."17 Solo la "pre-esistenza" della materia come "storia" può giustificare l'opera poeticacome "verisimile," come opera d'arte che è simile al vero e che loimita:La poesia non è in sua natura altro che imitazione; e questo non sipuò richiamare in dubbio: e l'imitazione non può esserediscompagnata dal verisimile, però che tanto significa imitare, quantofar simile; non può dunque parte alcuna di poesia esser separata dalverisimile: ed in somma, il verisimile non è una di quelle condizionirichieste nella poesia a maggior sua bellezza ed ornamento; ma èproprio ed intrinseca dell'essenza sua, ed in ogni sua parte sovraogn'altra cosa necessaria.18Al Tasso del Mondo creato interessa riportare ogni materia storicamentedeterminata all'Idea interna della storia universale, completa e chiusa insé, dell'esistenza del mondo creato. Ogni storia all'interno dellacreazione trova il suo significato nella storia della creazione; un esempioparticolarmente calzante è la storia di Roma, una storia che trova il suosignificato solo quando essa viene paragonata alla storia della creazione:
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Mario D'Alessandro44Qual Roma, già famosa e nobil'opraDel gran Quirino, e del nepote AugustoDel novo imperio fondatore e padre,Da barbarica man percossa e vinta,Cadde in se stessa e fra ruine e mortiIn se medesma poi sepolta giacque;Col Vicario di Cristo indi risorsePiù bella a gli occhi de la mente interni,E maggior di se stessa, anzi del mondo,Che capace non è del santo e sacrovSuo regno già fondato in salda pietra;Tal (s'agguagliar si può la parte al tutto)Avrà suo fin questa caduca moleDe l'universo, e col girar del tempoIl girevol teatro a terra sparsoCader vedrassi in cenere e 'n faville.Poi rifatto sarà dal Fabro eterno,E risorgendo in più mirabil forma,Non fia suggetto al variar de' lustri,Nè mai più temerà ruina ο crollo.(VII, 348-368)Il pre-testo del Mondo creato non è visto come un pre-testo approvatoda una sola nazione a cui esso appartiene; la materia del Mondo creatonon viene più tratta da un pre-testo valorizzato dalla scrittura storicadell'uomo. Essa deriva piuttosto dal pre-testo primordiale già esistentenella mente divina: il pre-testo dell'ultima grande opera del Tasso èl'Idea interna di ogni testo.Tasso è il poeta che dà ordine retorico alla parola quale il "parlareesterno" dell'uomo e quindi quale legame fra la sfera del tempo e dellospazio e la sfera dell'Idea divina dell'esistenza. Ogni "pre-testo" umano,ogni materia riconfigurata in senso retorico e poetico, acquisisce valoresoltanto in quanto esso viene riportato a quel "pre-testo" ideale cheesiste nella mente divina. L'uomo, insieme alla sua comunità, è in gradodi comprendere il significato del suo "contatto" immediato con le cosedel mondo naturale (ovvero il significato del concetto ο dell'immagineimmediata delle cose che è il "parlare interna" della sua mente), solodopo il configurarsi retorico e poetico della parola. E se l'uomo riescea comprendere il suo mondo solo tramite la parola poetica, al poetaspetta dunque il ruolo di riportare quella parola all'Idea interna e divinadell'esistenza umana. Il poeta, e la forma poetica che egli dà
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Il Mondo Creato45all'enunciato primordiale dell'uomo, finalmente, acquisiscono valoresacro in quanto danno all'uomo e alla sua comunità formagnoseologicamente valida al concetto e all'immagine immediata dellecose — danno, cioè, quel "tramite" necessario alla conoscenza delsignificato dell'esistenza.MARIO D'ALESSANDROUniversity of Toronto,Toronto, OntarioNOTE1"Per essere il cantore di Dio, mancò al Tasso l'impeto e la fede. Il poemadel trionfo di Dio diventò, ο restò, il canto funebre dell'uomo: la voce di unuomo sopravissuto a se stesso" (Eugenio Donadoni, Torquato Tasso. SaggioCritico, 2 voll. [Firenze: Battistelli, 1920], Vol. II, p. 262).2Paolo Luparia, "Il Mondo creato poema sapienzale," Giornale storico dellaletteratura italiana 104 (1987), 4.3Oltre al Donadoni e al Luparia, cfr. gli studi di Giovanni Getto(interpretazione del Tasso [Napoli: Edizioni Scientifiche Italiane, 1951], pp.351-78], Giorgio Petrocchi ("L'ultimo Tasso e il 'Mondo Creato'," I fantasmidi Tancredi [Caltanisetta: Salvatore Editore, 1972], pp. 139-86), GaetanoRagonese (Dal "Gierusalemme" al "Mondo Creato" [Palermo: Manfredi, 1963],pp. 85-93), Raffaello Ramat, (Lettura del Tasso minore [Firenze: La NuovaItalia, 1953], pp. 145-63), Gianvito Resta ("Una lettera inedita del Tasso e ilMondo Creato," Convivium 25 [1957], 77-82). Cfr. anche i seguenti studi piùrecenti: Guido Baldassarri ("Due repertori per l'ultimo Tasso," Bergamum 78[1984], 63-98), Bruno Basile ("Tasso traduttore. La versione del De avephoenice dello pseudo-Lattanzio del Mondo creato." Lettere italiane 1 [1979],342-405), Vincenzo E. De Nardo ("Lo spettacolo della creazione in TorquatoTasso e Alonso de Acevedo," Selecta 11 [1990], 59-63), Letizia Panizza("Torquato Tasso's Il mondo creato and Boethius, a Neglected Model,"Renaissance Studies 5 [1991], 301-14), Claudio Varese (Torquato Tasso: epos,parola, scena [Messina-Firenze: D'Anna, 1976], pp. 114-17).4"Agostiniano [...] è in fondo il tema stesso del mondo creato: l'itinerario delleConfessioni giunge a compimento, negli ultimi tre libri, con le meditazioni suiversetti del Genesi e sul significato spirituale della creazione" (Luparia, op. cit.,P. 21).5Cfr. le pagine introduttive di Giorgio Petrocchi alla sua edizione del Mondocreato (Firenze: Le Monnier, 1951), "L'ultimo Tasso e il 'Mondo creato',"soprattutto pp. xix-xx (ristampato in I fantasmi di Tancredi, op. cit.). Del
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Mario D'Alessandro46Petrocchi cfr. anche "L'ispirazione religiosa del Tasso e Il mondo creato,"Comitato per le celebrazioni di Torquato Tasso (Milano: Marzorati, 1957), pp.415-29.6 Cito qui per esteso il brano del Leo: "Questo maraviglioso nella teoria tassesca[...] si è sviluppato, sotto le sue mani, dalla significazione materiale etradizionale, a una formale, universale e nello stesso tempo molto personale[...]. Significa prima, anche per il Tasso, il miracoloso di sostanza, ossia il fattostupendo, il mostro, l'incredibile; è questo il suo significato nell'epoca dellaGerusalemme ancora. Poi in contatto con l'evoluzione del poeta sempre piùpositivamente religiosa, con il suo scetticismo sempre crescente verso le coseumane, egli già non può ammirare i miracoli innocenti della poesia cavallerescae dei suoi proprii poemi giovanili. Ma in compenso gli si rivela il maravigliosoin ogni cosa, in quanto Dio l'ha creata. Considerato così, il Tasso, nella suaultima epoca, quella del Mondo Creato, non ha perduto il genio poetico, comesogliono dire; al contrario, è adesso che la 'scossa poetica' ha trovata la suaripercussione definitiva in uno stupore estetico che trova la maraviglia nellostesso fatto dell'esistenza, risultato della creazione, finanche nelle sue più umilimanifestazioni [...]" (Ulrich Leo, "Torquato Tasso alle soglie del secentismo,"Studi tassiani 4 (1954), pp. 9-10.7 Cfr. le parole del Leo: "Ciò che vittoriosamente [...] combatte [il Tasso], nelcampo della religione come in quello dell'estetica, è una delle componenti piùdinamiche della sua indole complicata, ossia il suo realismo intellettuale, il suospirito 'scientifico,' quella disperata tendenza a non dire che ciò che considerasicuro ο almeno probabile: massimo ostacolo, nel campo della poesia, al vololibero della fantasia: intoppo insuperabile, nel campo religioso, alle intuizioniche forse avrebbero potuto portarlo al di là delle verità riconosciute, in un'altrasfera di rivelazione personale [...]. Quel 'realismo' l'ha reso aristotelico malgrélui. Nello stesso Mondo Creato, tanto aristotelico, s'incontra forse il piùspiccato attacco suo contro 'il maestro di color che sanno' [...], proprio inconnesione colla polemica del poeta contro la scienza umana autonoma, ossiacontro una delle sue proprie inclinazioni più care," (ibid., p. 14).8Su questo argomento si veda soprattutto il saggio di Francesco Guardiani,"Torquato Tasso. L'umanità della rivelazione nel Mondo creato," Criticaletteraria 14 (1985), 211-24.9"Discorsi del poema eroico," in Torquato Tasso. Opere, a cura di EttoreMazzali, Vol. 2 (Napoli: Fulvio Rossi, 1969), p. 713. In un simile brano nei"Discorsi dell'arte poetica," Tasso non raggiunge, come vedremo, lo stessolivello di complessità nel teorizzare l'elocutio: "Cose sono quelle, che sonofuori de gli animi nostri, e che in se medesime consistono. I concetti sonoimagi ni delle cose, che nell'animo nostro ci formiamo variamente, secondo chevaria è l'imaginazione degli uomini. Le voci ultimamente sono imagini delleimagini; cioè, che siano quelle che per via dell'udito rappresentino a l'animonostro i concetti, che sono ritratti delle cose" ("Discorsi dell'arte poetica," in
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Il Mondo Creato47Torquato Tasso. Opere, a cura di Ettore Mazzali, Vol. 2 [Napoli: Fulvio Rossi,1969], p. 859). Il Guardiani trae da questo brano una catena in cui dalla cosasi va al concetto, dal concetto all'immagine, e dall'immagine alla parola (pp.cit., p. 222).10Questa citazione appare nel quarto saggio di The Anatomy of Criticism. FourEssays (Princeton, NJ: Princeton University Press, 1957), intitolato "RhetoricalCriticism: Theory of Genres," p. 244.11 Trattando la scelta del metro del Mondo creato, Guardiani scrive: "il discorsonon può più essere contenuto nell'ottava: le epifanie tendono a manifestarsi inlunghe filatesse, in elaborate similitudini e queste figure si scompongono in unflusso interminabile di immagini che a volte il poeta, come destandosi da unsogno, interrompe bruscamente. Ciò che Tasso diceva della terzina rispettoall'ottava si può applicare all'ottava rispetto all'endecasillabo sciolto: "Il terzettoha troppo stretto seno per rinchiudere le sentenze de l'eroico, il quale habisogno di maggior spazio per spiegare i concetti," ("Discorsi del poemaeroico," op. cit., ρ. 720). "Ma questo non basta a spiegare la scelta del metro:l'ottava non viene rifiutata soltanto per far posto ai periodi più liberi ed estesi,ma soprattutto perché essa, come la rima e i 'giochi di parole,' contiene unacarica centripeta — rivolta all'interno del testo — cui il poeta vuole daredilezione opposta: non più dalla cosa alla parola (dalla fede alla poesia), madalla parola alla cosa (dalla poesia a Dio)" (op. cit., p. 220).12Si cita da Torquato Tasso, Il mondo creato, a cura di Giorgio Petrocchi(Firenze: Le Monnier, 1951).13Marsilio Ficino, Sopra lo amore ο ver' Convito di Platone, a cura di G.Ottaviano (Milano: CELUC, 1973), p. 13.14 All'inizio del Quarto Giorno il poeta contrasta il "movimento interno, / Ond'ècommosso e concitato insieme" (IV, 7-8) lo spettatore assistente alle contese deilottatori con "gl'impeti interni e Ί vivo ardore, e 'l zelo / Fervido" (IV, 20-1)di colui che contempla la creazione del mondo. Lo scopo del Tasso poeta dellacreazione è di trasformare quel semplice "movimento interno" in "vivo ardore"e "zelo fervido" per le cose del mondo — proprio il "maraviglioso" di cui parlaUlrich Leo. Un esempio notevole del poeta che rivela all'uomo il meravigliosoesistente nel mondo della natura è quello in cui egli ammonisce l'uomo adascoltare il muto pesce: "Odi la voce, ascolta / Del muto pesce le parole e idetti" (V, 540-1).15 Cfr., per esempio, il Primo Giorno in cui Tasso contrasta varie arti e industrieumane (I, 358-69) con l'arte divina di Dio che "fe' la terra e Ί cielo" (I, 371).Si veda anche il contrasto all'inizio del Terzo Girono fra le lunghe descrizionidelle attività cittadine e l'arte divina della creazione (III, 1-57).16Il Guardiani scrive che il Tasso del Mondo creato "imita la medesimacreatività del Verbo. La sua non è contemplazione mistica, ma umana: nonabbiamo qui uno statico rapidamento dell'estasi, ma una visione dinamica dellacreazione dell'intelletto per mezzo della parola. Non abbiamo più una poetica
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Mario D'Alessandro48ordinata secondo le impalcature convergenti verso l'unità, perché Dio nelMondo creato è dappertutto: in ogni immagine, in ogni similitudine, in ognianafora c'è un riferimento diretto e immediato all'Unità. È una visione poetica,quindi, epifanica e discontinua" [pp. cit., pp. 219-20).17Nei "Discorsi dell'arte poetica" il Tasso scrive: "la materia, che argomentopuò ancora comodamente chiamarsi, ο si finge, ed allora par che il poeta abbiaparte non solo nella scelta, ma nella invenzione ancora; ο si toglie da l'istorie.Ma molto meglio è, a mio giudicio, che da l'istoria si prenda: perché dovendol'epico cercare in ogni parte il verisimile (presuppongo questo, come principionotissimo), non è verisimile ch'una azione illustre, quali sono quelle del poemaeroico, non sia stata scritta, e passata a la memoria de' posteri con l'aiutod'alcuna istoria. I successi grandi non possono esser incogniti; e ove non sianoricevuti in iscrittura, da questo solo argomentano gli uomini la loro falsità; efalsi stimandoli, non consentono così facilmente d'essere or mossi ad ira, or aterrore, or a pietà; d'esser or allegrati, or contristati, or sospesi, or rapiti; ed insomma, non attendono con quella espettazione e con quel diletto i successi dellecose, come farebbono se que' medesimi successi, ο in tutto ο in parte, veristimassero" (op. cit., p. 822).18 "Discorsi dell'arte poetica,"

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