ShingLe 22j
Mostre, Roma, Nettuno, 04 settembre 2013
Questa nuova Biennale Shingle22j testimonia in questo spazio che ci è stato dedicato, il rapporto che c’è tra l’arte e il territorio del Lazio costiero, attaccato a Roma alla sua provincia, da Pomezia a Latina, da Ardea al Circeo, che solca Aprilia, è bagnato dal Mare Mediterraneo e protetto dai Colli Albani fino ai Monti Lepini.In questo spazio opera MAD, una Rassegna d’arte contemporanea che ha iniziato il suo percorso espositivo con una formula esplicita intorno al suo acronimo: Museod’Arte Diffusa. Infatti, l’associazione nel 2005 ha iniziato il suo viaggio incessante con l’obiettivo di far crescere la discussione sul fenomeno contemporaneo delle arti visive. Ci siamo accorti subito che c’era una questionepolitica prima e culturale poi… risorseumane e investimenti erano a zero! Gli spazi espositivi pubblici chiusi, sigillati, dimenticati! Gli operatori, i protagonisti, gli artisti, i critici?E i galleristi stessi, quasi estinti! Riprendere un cammino, significava anche spianare la strada, riaprire e ricostruire i rapporti tra individui, tra l’artista e la città, il quartiere, il borgo… prima attraverso un approccio privato, al limite dell’individuale, poi privatamente pubblico fino alla riappropriazione degli spazi collettivi… il sogno di MAD e di chi ama l’arte mira però al desiderio di fare rete ed eccoci ad un passo da questo sogno!
Per parlare di numeri, negli ultimi due anni si sono organizzate e allestite otre 160 mostre (quasi 100 solo nel 2012 con oltre novanta artiste/i), di qui la decisione nel 2013 di parlare finalmente di Museod’Arte Diffusa. Sono numerose le iniziative che hanno visto protagoniste le artiste donne come quella”ribattezzata” arte contemporanea al femminile. Abbiamo nella nostra fare tra tante frecce che parlano un linguaggio di genere e questo linguaggio è stato il frutto di numerose scelte che hanno esplicitamente privilegiato le artiste, in una società che ha sempre visto la donna mai al pari con l’uomo nelle opportunità (anche nell’arte?)… e quindi scagliati i dardi, abbiamo organizzato in una grande esposizione, che è MAD Donna,l’appuntamento annuale a Sabaudia nello spazio espositivo del Museo Emilio Greco e in questa Biennale grazie a Shingle22j un abbondante assaggio. Sono di sette donne artiste i lavori in mostra: la giovanissima artista Jamila Campagna con l’installazione OpeConstitutionis “spazia” tra fotografie e disegni che raccontano di una lotta contro la chiusura di una fabbrica tessile in provincia di Latina, una dismissione industriale fatta sulla pelle delle operaie della Tacconi Sud e sulla stessa pelle sono stati scritti e dipinti gli articoli della Costituzione Italiana; la performer e video artista Francesca Fini espone Little Pill Blues #2 un’opera mixed media su tavola il cui oggetto principale è una maschera di coniglio completamenterivestita di ritagli di giornale e fissata grazie ad una ragnatela di filo di lana rossa; la pittrice iperrealista Marianna Galati rappresenta nelle sue tele espressioni di grande emotività sui temi della violenza di genere innestando un dialogo intenso con lo spettatore al quale sussurra una leggera quanto intrigante femminilità - da un lato donne alle prese con la loro esplicita volontà di bellezza estetica, dall’altro disperazione, rabbia e reazione ai soprusi di cui quotidianamente sono vittime;la body-artistInannaTrillis (Giorgia Gioia) propone la performance La scrittura del femminile per la quale ha selezionato alcune pagine dei libri a lei più cari, strappandole per metterle a disposizione dei fruitori, come fossero un dono, un ponte simpatetico, che introduca all’opera attraverso il sacrificio, da parte dell’artista, di un oggetto affettivo (Jamila Campagna); le grandi fotografie incorniciate campeggiano nel padiglione, quella degli scatti di Marella Montemurro è una natura che non si fonde con l’individuo, non lo rappresenta, non riguarda la quotidianità e, soprattutto, non può essere raggiunta davvero. Certo, è lì, si vede, quasi la si potrebbe toccare, ma non è mai concreta (Alberto Dalla Libera); la pittrice e scultrice AnnaLauraPatanè, le sue opere danno vita a una visione del mondo, eterna e suggestiva, dapprima con un attento studio sui fossili, i quali saranno elemento portante della sua ricerca artistica e sempre al centro del suo lavoro, per poi passare a temi più attuali, dando vita a una serie di opere che parlano di figure e volti e sono visione di un mondo costantemente minacciato e sospeso nell’incertezza, dove l’uomo disconosce sempre con maggior frequenza le sue origini (Fabrizio Ballerini); infinel’artista francese NordineSajot che nella serie di fotografie “Cultura Fisica” presenta diversi protagonisti a tavola e s’interessa ai gesti e alle emozioni che emergono da ognuno mentre si mangia. Nelle foto non ci sono più néoggetti né cibi, rimangono solo i movimenti sospesi dei modelli che evocano il nostro rapporto col mondo (Olga Gambari).
Sette artiste che hanno interpretato con il loro linguaggio uno spaccato estremamente simbolico dell’arte al femminile attraverso predisposizione, studio, professionalità, istinto, passione, sensibilità e grande intelligenza. Le artiste attraversano una generazione di donne e si confrontano tutte con una realtà che non vuole sfuggire alla loro testimonianza, come figlie, sorelle, madri,mogli, separate, fidanzate e poi studentesse, lavoratrici, artiste, interpreti insomma di un’esistenza che le permea, le contiene e ne fa esplodere la creatività nei loro lavori siano essi fotografie, disegni, quadri, performance, vessilli di un linguaggio così caratteristico che non può non interessare, non coinvolgerci, farci sentire parte della loro esperienza, come se noi tutti (anche uomini) la potessimo finalmente sfiorare, sentire - magari solo per un secondo o di più - percepire, ascoltare e indagare! L’arte diventa un ponte, uno strumento con il quale attraversiamo un fiume in piena, possiamo fermarci a metà di quel ponte, sentire l’odore di quell’acqua, e vedere quello che ne scorre dentro; possiamo, attraversare le due sponde generazionali,perfino immaginare di tuffarci idealmente in quell’acqua che alla sorgente è limpidissima, ma dovremmo risalirlo tutto il fiume, oppure sul ponte a metà di quel cammino essere testimone non solo oculare del percorso artistico e di vita di sei donne che tracciano nitidamente un solco nel territorio e scelgono che sia l’arte a raccontarne gioie e dolori, amori e abbandoni, quotidianità e straordinarietà.
Fabio D’Achille
curatore MAD

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